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Sei in:Home»4Chiacchiere»Quattro chiacchiere con Andrea Giachero, Presidente Spediporto: non è tempo di avere paura

Quattro chiacchiere con Andrea Giachero, Presidente Spediporto: non è tempo di avere paura

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By RedazioneGdl on 30 Novembre 2023 4Chiacchiere
 

Mentre facciamo questa intervista Andrea Giachero è in viaggio, come spesso capita, per partecipare a diversi tavoli di lavoro e confronto. A cosa state lavorando in questo momento?

Sono tantissimi i fronti aperti, ma due dei “cantieri” cui tengo di più sono la Green Logistic Valley e il GOAS. Il primo è un progetto relativo alle ZLS – Zone Logistiche Semplificate, basato sulla volontà, da parte degli spedizionieri, come di tutta la comunità portuale, di creare un efficiente porto delle merci. Un’area di prossimità al porto dove sviluppare attività logistiche a valore aggiunto e green. GOAS è la Società Consortile a Responsabilità Limitata che nasce nel 2019 dalla volontà di Spediporto di unire l’esperienza e le competenze di un gruppo di imprese associate con l’obiettivo comune di valorizzare, incrementare ed efficientare il comparto cargo aereo genovese. Tutto ciò implica la capacità di trasformare i nostri porti da luoghi di transito a poli di sviluppo e Genova e la Liguria sono il contesto ideale dove avverare questa evoluzione.

 
 

Perché?

La Liguria è la regione dove la Blue Economy ha il peso maggiore, seguita da Sardegna e Lazio. Il Porto di Genova ha ormai consolidato il proprio ruolo principale gateway in Italia per il traffico containerizzato, condividendo la leadership del Mediterraneo con Valencia. Genova rappresenta, quindi, un punto focale per la logistica del Nord Italia e del Sud Europa e questa preminenza le ha assicurato un’attrattività tale che sta catalizzando molti investimenti di grandi gruppi quali Maersk, MSC e PSA o grandi fondi di investimento che scelgono così di radicarsi nel nostro territorio.

Come valorizzare queste opportunità?

In tale contesto la presenza di un aeroporto ha un valore fondamentale per le imprese in generale e nel caso di Genova la cui industria principale è il porto, diventa condizione essenziale. Starà poi al sistema Genova, anzi Italia, saperlo valorizzare in modo adeguato in funzione alle proprie esigenze e caratteristiche. Le opportunità di business legate al progetto GOAS mirano al potenziamento della rete commerciale e di servizi sul cargo freight, allo sviluppo di investimenti sul logistic real estate ed alla realizzazione e di una filiera gourmet dedicata al miglior al food and beverage italiano e ligure.

Tutto ciò in un territorio non semplice

Non semplice perché, al di là della conformazione del territorio, parliamo di un’area che ha sofferto di immobilismo negli ultimi trent’anni, poiché, a differenza di porti come Barcellona o i grandi porti del Nord Europa non si sono costruite infrastrutture a supporto della portualità. E oggi di questo, purtroppo, paghiamo le conseguenze. Rimane però la grande fortuna di Genova: la sua posizione baricentrica e l’esperienza e le professionalità qui tesaurizzate. Nuove opportunità si apriranno poi sul fronte digitalizzazione.

Come?

Genova si prepara a diventare il porto dell’internet ad alta velocità grazie alla posa nel capoluogo ligure del cavo sottomarino BlueMed, che collegherà l’Italia con le reti in fibra di Sud Europa e Medioriente, potenziando così il traffico dati tra le sponde del Mediterraneo. In questo modo Genova e la Liguria diventano un punto nevralgico fondamentale non più solo per le merci, ma anche di dati. Un hub pienamente interconnesso e integrato che attrarrà sul territorio aziende e organizzazioni di ricerca e sviluppo di nuove tecnologie che, insieme alle nostre università, potranno mettere a terra soluzioni innovative per avere un porto e una logistica sempre più smart, a vantaggio dell’intero sistema Paese. E può rappresentare un’ulteriore spinta per lo sviluppo della Green Logistic Valley.

Entriamo nel dettaglio del progetto?

Si tratta di un patrimonio di oltre 2,5 milioni di metri quadri in Valpolcevera in un’area oggi depressa, ma che ha una grande opportunità di riscatto se si assicurano alcuni elementi fondamentali: sviluppo e potenziamento delle infrastrutture fisiche, integrazione delle infrastrutture digitali e recupero delle vecchie aree industriali dismesse. Ma c’è molto di più in gioco sarà l’occasione per dare maggiore valore alla logistica puntando su sostenibilità ambientale e inclusione sociale. Oggi la Valpolcevera vive una situazione di crisi, con bassi livelli occupazionali e di scolarizzazione: possiamo trasformare queste criticità in occasioni di sviluppo per le persone e il territorio con investimenti mirati in infrastrutture, tecnologia e formazione.

Come sarà possibile, nel concreto?

Il progetto parte dalle possibilità offerte dalla legge 130/2018 Decreto Genova dove, all’interno di una strategia di forti semplificazioni amministrative (ZLS) e di importanti investimenti, si materializza il retroporto naturale di Genova. Con oltre 2,5 milioni di metri quadri disponibili la Valpolcevera si candida a diventare la più importante area logistica del Porto e limitrofa all’Aeroporto. Collegata con ferrovia ed integrata digitalmente agli hub aeroportuali, garantirà piena tracciabilitá di merci e spedizioni. Nell’area, in cui è disponibile la connessione 5G, verranno garantite le semplificazioni amministrative proprie di una ZLS e di una area Doganale Interclusa.

Chi è pronto a partecipare a questa cordata?

Siamo riusciti a coinvolgere stakeholders di rilievo e anche dei fondi pronti ad investire. Tra i vari progetti che potranno essere integrati all’interno della Green Logistic Valley, vi è anche quello che vede la realizzazione di Vertical Farms aeroponiche per un indispensabile equilibrio tra logistica e ambiente. Il progetto, denominato Farm 2.0, ha come obiettivo la realizzazione di una filiera green che possa garantire attraverso il vertical farming la produzione di ortaggi e lavorazione di prodotti tipici (come il basilico per il pesto) per la sua distribuzione ed esportazione a livello mondiale. Si tratta di un’interessante opportunità di valorizzare il Made in Italy, coniugando innovazione tecnologica e sostenibilità, dimostrando capacità di impegnarsi dal punto di vista finanziario e di condividere una visione a lungo termine.

Quindi l’interesse da parte di investitori privati è già emerso?

Sì e contiamo di implementare ulteriormente grazie al progetto di Zona Doganale Interclusa che, grazie ai fast corridors e alle ZLS incentiverebbe il recupero delle potenzialità dell’area portuale. Ed incentiverebbe sicuramente l’effetto reshoring.

In che modo?

Un porto franco assicurerebbe tutte le semplificazioni normative-burocratiche e le agevolazioni fiscali-contributive necessarie per incentivare un effetto reshoring e nearshoring. Tutti elementi la cui assenza oggi agisce da freno al processo di ridefinizione delle supply chain con nuovi poli logistico-produttivi nel nostro Paese.

Quali vantaggi si avrebbero?

L’attivazione di una Zona Doganale Interclusa andrebbe a decongestionare i nostri porti. Avremmo processi più rapidi e snelli e la merce, gestita all’interno della zona franca in un regime di sospensione, potrebbe essere oggetto di manipolazioni, pulitura, trasformazione, attività di confezionamento leggero e altre attività a valore aggiunto, assicurando un’importante leva competitiva alle nostre aziende, in grado così di essere più reattive, attrarre nuovi traffici e fornire servizi di qualità. In più, elemento da non sottovalutare, la zona franca consentirebbe anche di non scontare le imposte sui prodotti in inbound distrutti o danneggiati e sui cali tecnici. Un vantaggio per gli importatori che darebbe ulteriore impulso agli scambi.

Ma tra il dire e il fare?

Non ci stiamo inventando niente. Si tratta di fare nostre pratiche che hanno già dato ottimi frutti in altri contesti. Basti pensare alla Free Trade Zone di Waigaoqiao, inaugurata nel 2013 a Shanghai, un’area di 29 km quadri tra il porto di Yanshan e l’aeroporto di Pudong, e ai vantaggi che ha portato allo sviluppo commerciale dell’intero Paese. O, per scegliere un esempio più prossimo sia geograficamente sia culturalmente, si guardi a quanto realizzato con la ZAL – Zona de Actividades Logistícas di Barcellona, dove sono stati creati dei veri e propri presidi automatizzati, dei centri di controllo che assicurano la miglior fluidità e sicurezza nel movimento delle merci. È questo ciò a cui puntiamo: un taglio netto di burocrazia. La semplificazione burocratica e digitale ha già fatto la fortuna di altri porti: portiamola finalmente anche in Italia.

Cosa deve cambiare?

Un cambiamento è già in atto: vedo finalmente l’attivazione di tanti tavoli aperti, dove si può condividere progetti e punti di vista, così da mettere a terra le problematiche e affrontarle in modo sistemico. Se fino a poco tempo fa prevaleva ancora l’atavico individualismo italiano, oggi vedo apertura e voglia di confrontarsi da parte di agenti, terminalisti, spedizionieri… tutto il cluster portuale e le istituzioni, in modo decisamente sinergico. È questo il primo passo per abbattere la burocrazia. Solo quando avremo attuato una reale semplificazione e lavorato in modo coercitivo sul rispetto delle regole potremo auspicare un effetto reshoring.

  • Carta d'identità
  • Nome e cognome: Andrea Giachero
    Luogo e data di nascita: Genova, 9 giugno 1965
    Informazioni personali: Sposato, ha due figlie: Sarah è biotecnologa e Giulia laureanda in Giurisprudenza
    Attività professionale: Amministratore Delegato di Priano Marchelli, dal 2022 è Presidente di Spediporto
    Hobby e passioni: Viaggiare e il Genoa
    Libro sul comodino: “Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani
    Punto di forza: La resilienza, il non mollare mai
    Tallone d’Achille: La troppo disponibilità

Francesca Saporiti

Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di Novembre 2023 de Il Giornale della Logistica

 
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