La collaborazione internazionale nella ricerca applicata in ambito logistico porta risultati concreti e misurabili: questa affermazione trova conferma nell’analisi della sostenibilità ambientale e dell’efficienza energetica dei siti logistici condotta dal consorzio GILA&Partners.
Dal 2022 Politecnico di Milano – Dipartimento di Ingegneria Gestionale, Fraunhofer IML e GreenRouter raccolgono in modo strutturato e coordinato dati primari su scala internazionale sulle caratteristiche, consumi, emissioni e soluzioni “green” degli immobili logistici, con l’obiettivo di costruire una base informativa solida, comparabile e utile alle aziende per il miglioramento delle performance ambientali del settore logistico.
L’acronimo GILA (German Italian Latin American) riflette le origini del progetto: un’iniziativa triennale, in parte finanziata dal Ministero dei Trasporti tedesco, che ha coinvolto partner industriali e accademici in Europa e Sud America, tra cui l’Universidad de Los Andes in Colombia. Conclusa la fase iniziale, l’esperienza si è evoluta nel consorzio permanente GILA&Partners, aperto a organizzazioni profit e non profit interessate allo sviluppo di conoscenza condivisa in ambito logistico e sostenibilità.
Un database globale in crescita
Il report della Ricerca, recentemente rilasciato e disponibile su richiesta agli autori, si basa su un database consolidato a luglio 2025 e comprende 1.747 set di dati annuali relativi a quasi 1.000 siti logistici distribuiti a livello globale (52 i paesi interessati nel mondo).
Il campione include circa 900 immobili adibiti a stoccaggio e transhipment e 78 terminal, coprendo una pluralità di contesti geografici e operativi. Le circa 180 aziende partecipanti hanno contribuito in modo continuativo, fornendo dati relativi a consumi energetici, fonti di approvvigionamento, tecnologie impiegate e misure di decarbonizzazione implementate o pianificate.
Dal punto di vista geografico, il campione riflette una forte presenza europea, ma evidenzia una crescente rappresentatività anche in America Latina e in altri mercati emergenti. In termini di tipologia, i siti analizzati includono magazzini tradizionali, centri di distribuzione altamente automatizzati, terminal intermodali e strutture a temperatura controllata. Queste ultime, in particolare, risultano caratterizzate da fabbisogni energetici significativamente più elevati.
La metodologia e i dati raccolti
Nelle fasi di raccolta ed elaborazione dei dati sono state seguite le metodologie che afferiscono alla recente normativa ISO 14083, riferimento internazionale per la quantificazione delle emissioni di gas serra nelle catene di trasporto. Le informazioni raccolte presso i siti logistici includono consumi energetici, attività operative, caratteristiche infrastrutturali e soluzioni “green” attualmente implementate e previste per il prossimo futuro.
Nel 2025 è stato possibile calcolare l’impronta di carbonio completa per il 74% dei siti, mentre per il restante 26% si è ricorso a una valutazione parziale legata ai dati disponibili che sono stati raccolti. Questo elemento evidenzia sia la complessità della raccolta dati, sia la necessità di continuare a lavorare allo sviluppo di sistemi di monitoraggio e reporting da parte delle aziende.
A partire dai dati disponibili, sono stati elaborati indicatori di prestazione (KPI, Key Performance Indicator) basati su due grandezze chiave:
- emissioni per tonnellata movimentata (kg CO₂e/t)
- emissioni per superficie logistica interna (kg CO₂e/m²)
Gli indicatori calcolati consentono confronti tra siti e nel tempo, oltre a costituire benchmark di riferimento per le aziende che si stanno affacciando al tema del monitoraggio di KPI di sostenibilità, dell’efficientamento energetico e del miglioramento dell’impronta carbonica dei propri magazzini.
Consumi ed emissioni: evidenze principali
L’analisi dei dati collega le emissioni dei siti logistici ai seguenti ambiti principali:
- gestione della temperatura (41%), componente predominante nei magazzini a temperatura controllata/refrigerati;
- illuminazione (18%), elemento che risulta essere trasversale a tutte le tipologie di immobili logistici esaminati;
- intralogistica (16%), comprensiva delle attività di movimentazione interna e dell’automazione.
Tale distribuzione evidenzia come l’energia richiesta per il controllo climatico rappresenti il principale driver emissivo, in particolare nei settori food e pharma. Tuttavia, anche interventi su illuminazione e sistemi di movimentazione possono generare benefici significativi in termini di efficienza.
I valori medi di intensità emissiva elaborati dallo studio rappresentano uno strumento operativo importante per le aziende (operatori logistici, committenti e consulenti) e possono effettivamente essere utilizzati sia per attività di benchmarking sia per il calcolo delle emissioni nelle catene logistiche, in linea con il GLEC framework.
Le leve della decarbonizzazione
In linea con la recente letteratura (Perotti and Colicchia, 2023) il rapporto GILA esamina sei principali macro-ambiti di intervento per la riduzione delle emissioni negli immobili logistici (Figura 3):
- Green Building (edilizia sostenibile)
- Impiantistica (gestione energetica)
- Illuminazione
- Intralogistica e automazione
- Gestione dei materiali
- Pratiche operative
Attualmente le misure più diffuse riguardano l’ottimizzazione degli imballaggi e il passaggio a sistemi di illuminazione efficienti (LED e sensoristica smart). Tuttavia, emerge un crescente interesse verso interventi inseriti all’interno di un approccio più strutturato e sistemico, che include diversi aspetti, fra cui la gestione avanzata delle utenze energetiche, l’ottimizzazione dei flussi operativi che considerino anche KPI di sostenibilità, digitalizzazione dei sistemi di monitoraggio. Tra i casi applicativi più rilevanti figurano l’installazione di impianti fotovoltaici per l’autoproduzione di energia, l’adozione di pompe di calore e l’introduzione di sistemi di tariffazione energetica dinamica.
Dalla ricerca agli standard globali
La rilevanza del lavoro svolto dal consorzio GILA&Partners è testimoniata dal recepimento dei risultati all’interno del GLEC Framework, protocollo globale promosso da Smart Freight Centre per il calcolo dell’impatto ambientale delle attività logistiche. Il GLEC Framework, sviluppato a partire dal 2016, ha armonizzato le diverse metodologie di carbon accounting, coprendo tutte le modalità di trasporto in tutte le geografie mondiali e includendo esplicitamente anche gli edifici logistici. Questo approccio integrato ha influenzato direttamente lo sviluppo della norma ISO 14083.
Un aspetto innovativo della ISO 14083 è l’introduzione del concetto di catena di trasporto, che include non solo le fasi di trasporto, ma anche i nodi intermedi, quali appunto magazzini e terminal. In questo modo, attività fino a qualche anno fa considerate marginali nel calcolo dell’impronta carbonica vengono ora integrate nel calcolo complessivo delle emissioni, evitando sottostime.
Importante sottolineare come, a partire dall’edizione 2023, i risultati annuali di GILA sono ufficialmente inseriti nel GLEC Framework e utilizzati come benchmark ufficiali per la quantificazione delle emissioni nel settore logistico (Figura 4).
- Sara Perotti, Prof. di Logistica presso il Politecnico di Milano, Dipartimento di Ingegneria Gestionale e Co-Direttore del Master Internazionale in Digital Supply Chain Management – Operations, Procurement and Logistics Responsabile del Tavolo di Lavoro “Logistics Real Estate e Intralogistica” dell’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet”, Politecnico di Milano
- Andrea Fossa, Founder e CEO GreenRouter, Direttore dell’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet”, Politecnico di Milano
Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di Luglio-Agosto 2026 de Il Giornale della Logistica






