Si trova nei dolci e nel pane, come in alcuni cosmetici o farmaci. È utilizzato nel processo di vinificazione, ma anche in ambito chimico ed edilizio, come ritardante nella presa di gesso e cemento. Che cos’è? È l’acido tartarico, una molecola antiossidante che si ricava dai sottoprodotti della vinificazione. Ben un terzo (esatto, un terzo!) dell’acido tartarico naturale utilizzato in tutto il mondo arriva da Sant’Agata sul Santerno, in provincia di Ravenna. Qui, infatti, ha sede da oltre mezzo secolo Distillerie Mazzari, azienda storica che affonda le sue radici nel territorio, specializzandosi in progetti di economia circolare e producendo non solo acido tartarico naturale, ma anche alcol alimentare e industriale, acquaviti di vino e di frutta. L’impresa nasce dall’intuizione imprenditoriale di Primo Mazzari, fondatore dell’azienda nel 1958, ed è cresciuta grazie alla spinta all’innovazione e alla tutela del territorio che hanno caratterizzato anche le generazioni successive, fino a farne oggi il primo produttore mondiale di acido tartarico naturale per capacità produttiva. Una crescita che negli ultimi due anni è passata anche dal magazzino: un progetto di rinnovamento firmato insieme ad Armes che ha quasi triplicato la capacità di stoccaggio e ottimizzato le operazioni di handling e spedizione di uno dei prodotti più delicati e preziosi dell’azienda.
Da scarto a risorsa
“Distillerie Mazzari è un’azienda storica di questo territorio, nata nel 1958 in un momento in cui la Romagna produceva più frutta di quanta se ne consumasse”, racconta Dario Emiliani, Plant Manager dell’azienda. “Da qui l’intuizione di Primo Mazzari: raccogliere quella frutta in eccesso, spremerla e distillarla. Con il tempo l’azienda ha individuato una seconda filiera, quella vitivinicola: la feccia di vino, la parte solida che si ottiene dalla filtrazione, viene conferita in distilleria, distillata ed estratta nella sua frazione alcolica e nell’acido tartarico, naturalmente contenuto nella feccia stessa”. Le due filiere – frutticola e vitivinicola – restano ancora oggi la base del gruppo, ma è proprio sull’impianto dell’acido tartarico naturale, lo stesso su cui sorge il nuovo magazzino, che Distillerie Mazzari ha costruito la propria leadership internazionale. “Oggi sviluppiamo circa un terzo del mercato mondiale di acido tartarico naturale e siamo il primo produttore al mondo per capacità: per eguagliare la nostra produzione servirebbe mettere insieme il secondo, il terzo e il quarto operatore del settore”, spiega Emiliani con il giusto orgoglio. Un mercato di nicchia, ma ad alto valore aggiunto: la domanda globale si aggira su circa 50.000 tonnellate annue, di cui 12-13.000 prodotte a Sant’Agata sul Santerno.
Ottocento clienti, mille combinazioni
Come abbiamo visto, l’acido tartarico naturale trova impiego trasversale in molti settori: nell’industria enologica per la correzione dell’acidità del vino, in quella farmaceutica come eccipiente, in quella alimentare come emulsionante dei grassi, nella produzione di marmellate come acidificante e, in versione tecnica, nell’industria del gesso e dell’edilizia. Una versatilità di impiego che si traduce, a monte, in un’estrema complessità di gestione del prodotto finito. Distillerie Mazzari serve oggi circa 800 clienti in tutto il mondo, con una quota export che sfiora l’80%. Il prodotto si presenta in forma granulare – “un po’come lo zucchero”, lo descrive Emiliani – e viene confezionato secondo circa dieci tipologie merceologiche, differenziate per granulometria e per eventuali trattamenti, come l’aggiunta di sostanze anti-impaccanti richieste da specifici settori industriali. A queste si sommano le customizzazioni di confezionamento: pallet da 900, 800 o 700 kg, sacchi da 20 o 15 kg, oltre a big bag per i clienti che utilizzano il prodotto come materia prima in grandi quantità. “Ogni cliente ci chiede il proprio sacco particolare”, racconta Emiliani, “ma alla base c’è sempre un lavoro di piena tracciabilità: dal batch di produzione giornaliera riusciamo a risalire a qualsiasi controcampione di ogni lotto”. Una tracciabilità imprescindibile per un prodotto che dialoga con settori regolamentati come il farmaceutico e l’alimentare. Il magazzino, spiega ancora Emiliani, è dimensionato per garantire un buffer di 4-5 giorni di produzione, un margine necessario considerato che la merce viaggia soprattutto via nave, con tempi di consegna verso mercati come Stati Uniti o Sudafrica che possono comportare anche un mese di lay time sui container. L’attività conosce una lieve stagionalità legata ai tempi della vinificazione, con un incremento dei conferimenti di feccia tra settembre e novembre.
Rivoluzione in magazzino
Fino al 2024 l’area dedicata allo stoccaggio dell’acido tartarico naturale era organizzata con scaffalature tradizionali servite da carrelli elevatori. Un impianto che, di fronte alla crescita dei volumi, aveva raggiunto i propri limiti sia in termini di capacità sia di gestione dei lotti. “L’impostazione con drive-in e shuttle l’abbiamo scelta perché, a parità di superficie di magazzino, ci permetteva di incrementare sensibilmente la capacità di stoccaggio”, spiega Emiliani. “Ma anche per una migliore gestione dei lotti: con il drive-in frontale si riesce a organizzare le celle quasi come in una battaglia navale, dedicando ogni posizione a un lotto specifico”. Nella scelta della soluzione ha pesato anche l’esperienza pregressa di Emiliani in un altro comparto ad alta intensità di stoccaggio, quello dello zucchero, dove un progetto analogo – un magazzino da 10.000 posti pallet – aveva già impiegato con successo la stessa tecnologia, con Armes in veste di fornitore. Un precedente che ha reso naturale il dialogo tra le due aziende. “I punti da affrontare erano l’ottimizzazione degli spazi e l’aumento della capacità ricettiva”, ricorda Carlo Roviaro, Area Sales Manager di Armes. “Il confronto con Dario è stato semplice fin da subito, perché dall’altra parte c’era una persona che aveva già seguito, anche dal punto di vista tecnico, un progetto impegnativo con caratteristiche simili. Sapevamo già i punti di forza di questo tipo di impianti: è andato tutto sul velluto”. Il progetto è stato acquistato a fine 2024 e installato nella primavera del 2025.
Un progetto su misura, aperto e modulare
La soluzione individuata da Armes per Distillerie Mazzari prevede due ali di scaffalature servite da shuttle automatici e una scaffalatura portapallet, per un impianto complessivo che occupa un’area di 4.570 mq e mette a disposizione 1.320 posti pallet, con portate differenziate di 500, 1.050 e 1.250 kg/mq a seconda delle zone. La struttura conta 291 spalle e 2.116 correnti. Numeri che raccontano un salto dimensionale netto rispetto al passato: “Siamo passati da 350 tonnellate di capacità di stoccaggio a una capacità quasi triplicata”, sottolinea Emiliani. Lo studio del layout, tuttavia, non è stato un semplice esercizio di massimizzazione degli spazi: il magazzino pre-esistente presentava vincoli strutturali – colonne, uscite di sicurezza da mantenere – che hanno richiesto un progetto tailor-made. “C’è stato un lavoro importante sul layout”, conferma Roviaro. A rendere ancora più delicata l’operazione, il fatto che l’intervento non sia avvenuto su un’area greenfield, ma all’interno di un magazzino già operativo: la fornitura è stata quindi divisa in due lotti, per gestire in sequenza lo smontaggio delle scaffalature esistenti, il loro riposizionamento e il rimontaggio, permettendo così di ripartire con gli impianti senza interrompere la continuità del servizio. “Questo ci ha permesso di dimostrarci un fornitore affidabile anche su questo fronte”, nota Roviaro. In corso d’opera si sono rese necessarie alcune piccole personalizzazioni, legate alla presenza di tombini e uscite di sicurezza da preservare. Un elemento tecnico chiave della soluzione è l’interfacciamento del pallet shuttle con il WMS aziendale, che consente di tracciare puntualmente la produzione lotto per lotto: una funzionalità che per Distillerie Mazzari, alla luce delle esigenze di tracciabilità già descritte, ha rappresentato un requisito centrale del progetto.
- Ogni progetto di magazzino parte da una domanda molto semplice: come ottenere di più dallo spazio disponibile? Nel caso di Distillerie Mazzari, la sfida era ancora più interessante perché non si trattava solo di aumentare la capacità di stoccaggio, ma di farlo all’interno di un impianto esistente, mantenendo la piena operatività e garantendo i più elevati standard di sicurezza.
La soluzione shuttle si è rivelata la risposta più efficace, consentendo di incrementare in modo significativo la capacità di stoccaggio e di migliorare la gestione dei lotti, un aspetto fondamentale per un prodotto delicato e completamente tracciato come l’acido tartarico naturale.
Ciò che ha fatto davvero la differenza è stato il rapporto di collaborazione instaurato con il team di Distillerie Mazzari. La condivisione degli obiettivi, il confronto tecnico continuo e la competenza delle persone coinvolte ci hanno permesso di sviluppare una soluzione realmente su misura, adattata ai vincoli strutturali del sito e realizzata per fasi senza interrompere la produzione.
Per noi questo progetto conferma un principio fondamentale: un impianto di stoccaggio non è solo un insieme di scaffalature, ma uno strumento che deve integrarsi con i processi produttivi, migliorare l’efficienza e accompagnare la crescita dell’azienda nel tempo.
Carlo Roviaro, Sales Area Manager di Armes - Ragione sociale: Distillerie Mazzari Spa
Sede: Sant’Agata sul Santerno (RA)
Settore merceologico: distillazione di sottoprodotti vinicoli (Food & Beverage)
Fondazione: 1958, fondatore Primo Mazzari
Posizionamento: primo produttore mondiale di acido tartarico naturale per capacità, ca. 1/3 del mercato mondiale (12.000-13.000 t su un mercato globale di ca. 50.000 t)
Clienti: circa 800 nel mondo
Quota di export: ca. 80% - Anno di entrata in esercizio nell’attuale configurazione: 2025 (acquisto fine 2024, montaggio primavera 2025)
Turni di lavoro: 2
Superficie occupata: 4.570 mq
Posti pallet: 1.320
Portata: 500/1.050/1.250 kg/mq
Numero spalle: 291
Numero correnti: 2.116
Capacità di stoccaggio precedente: 350 t (oggi quasi triplicata)
Addetti al magazzino: 3-4 persone su 2 turni
Totale referenze gestite: ca. 10 tipologie di prodotto (con molteplici varianti di confezionamento)
Tipo scaffalature e produttore: Armes
Pallet shuttle: integrazione a cura di Armes
Mezzi di movimentazione: carrelli elevatori
Sistema di identificazione dei materiali: barcode
Francesca Saporiti
Estratto dell’articolo pubblicato completo nel numero di Luglio-Agosto 2026 de Il Giornale della Logistica






