Una manopola, una maniglia, un piedino di livellamento, una cerniera, una chiusura, componenti anche piccoli, spesso invisibili, ma presenti sulla gran parte delle macchine industriali che sono presenti nelle fabbriche e che nel lavoro quotidiano possono fare la differenza se progettati con cura e attenzione a design, sicurezza ed ergonomia. A produrli, in oltre 80.000 varianti a catalogo, è Elesa, azienda di Monza che da oltre 85 anni realizza componenti standard in plastica e metallo per l’industria delle macchine e attrezzature industriali e per le automazioni. Un’azienda che ha fatto della logistica non un servizio accessorio, ma un vero e proprio asset strategico, al punto da realizzare, negli ultimi anni, due magazzini automatizzati con il supporto di SSI SCHÄFER Incas, capaci di sostenere una promessa semplice da enunciare e complessa da mantenere: quella di spedire in giornata ogni ordine ricevuto entro le 14:00 e assicurare ai propri clienti un servizio affidabile e puntuale, in tutto il mondo.
Oltre ottant’anni di crescita, 80.000 codici
Fondata nel 1941 a Monza, Elesa è oggi guidata da Carlo Bertani, Amministratore Delegato e terza generazione della famiglia fondatrice.
“Per noi innovazione significa prima di tutto continuare ad ampliare il portafoglio prodotti“, racconta Bertani. Un catalogo che conta oggi oltre 80.000 codici di prodotto finito, ormai tutto online, – contro le 5-6 pagine cartacee con cui l’azienda era partita – e che serve settori molto diversi tra loro: packaging, farmaceutico, food & beverage, movimento terra, macchine agricole, medicale e riabilitazione, fino alle energie rinnovabili e alla nautica. La produzione resta interamente italiana, distribuita su tre stabilimenti – Monza, Formigine (MO) e Correggio (RE) – mentre la distribuzione commerciale si estende su oltre 60 Paesi e 15 filiali estere, in parte a marchio Elesa – presente direttamente in Canada, Francia, Messico, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti – in parte nate dalla joint venture con Ganter, produttore tedesco di componenti analoghi in diversi materiali metallici attiva in Austria, Cina, Repubblica Ceca, India, Paesi Bassi, Polonia, Spagna e Turchia.
Nel mondo Elesa lavorano circa 500 persone, a cui si aggiungono 210 collaboratori della galassia Elesa+Ganter, per un fatturato di 112 milioni di euro a livello di Gruppo Elesa e ulteriori 92 milioni a livello di gruppo Elesa+Ganter. Un’attenzione alla qualità e al design testimoniata da 58 premi di design industriale ottenuti dal 1977 a oggi – dal Compasso d’Oro alla IF fino al Good Design del Chicago Museum – e da quattro certificazioni (ISO 9001, 14001, 27001, 45001), a cui si aggiunge lo status di AEO – Operatore Economico Autorizzato in dogana e la certificazione di energia 100% da fonti rinnovabili. La produzione utilizza più di un centinaio di materiali plastici tecnici diversi su circa 60 stazioni robotizzate, presidiate da oltre 2.000 sensori dedicati al controllo di processo e qualità: un impianto tecnologico che convive, in questi mesi, con l’ampliamento del sito produttivo di Monza, una Gigafactory, verso cui l’azienda sta progressivamente trasferendo i reparti di stampaggio. Il sito occupa un’area complessiva di circa 90.000 mq, di cui 42.000 coperti, dove ogni anno vengono prodotte decine di milioni di pezzi.
Logistica: il dietro le quinte che fa la differenza
“Per Elesa, progettazione e produzione sono importanti e rappresentano il core aziendale fin dalla nascita ma il servizio, e in questo caso parliamo di logistica, è il punto in cui il cliente percepisce ancora di più la nostra forza”, osserva Francesca Costa, che segue la Comunicazione esterna dell’azienda.
Un principio che a Monza si traduce in numeri molto concreti: il magazzino centrale della sede ha disponibile circa il 97% degli oltre 80.000 codici a catalogo – il sito istituzionale di Elesa parla oggi di oltre 50.000 codici prodotto effettivamente stoccati nel centro logistico, e ogni ordine ricevuto entro le ore 14.00 tramite l’e-shop attivo dal 2017 e oggi anche B2C, viene evaso e spedito in giornata. Le 15 filiali estere replicano questo modello su scala locale, con magazzini di distribuzione dimensionati sulle referenze più richieste in ciascun paese. Solo i prodotti venduti in grandi quantitativi e i materiali più pesanti restano affidati a un magazzino di impostazione più tradizionale.
Un livello di servizio che si è rivelato decisivo nei momenti di crisi delle catene di fornitura: durante la pandemia e le successive turbolenze geopolitiche, la scelta di mantenere scorte importanti di semilavorati e materie prime – quasi tutte di origine europea – ha permesso a Elesa di non fermare mai una linea di produzione per mancanza di materiale, garantendo ai clienti una continuità che in molti casi si è tradotta in fidelizzazione di lungo periodo. Un modello di servizio che regge una base clienti (tra diretti e indiretti) di circa 150.000 realtà nel mondo, in gran parte costruttori di macchine con cui Elesa costruisce un rapporto diretto “da fabbrica a fabbrica”, secondo la definizione di Bertani; una relazione che alimenta anche lo sviluppo di nuovi prodotti: l’85% della produzione Elesa segue oggi una logicastandard, mentre il restante 15% è gestito come vera e propria produzione personalizzata per il cliente.
Da magazzino tradizionale a una logistica sempre più automatizzata
L’avvio del percorso verso l’automazione presso la sede di Monza non è recente, a testimonianza di come l’innovazione sia parte del DNA aziendale: già nel 1993 Elesa aveva installato un primo magazzino automatico per le parti metalliche sovrastampate nei prodotti, un’iniziativa pionieristica per l’epoca, ancora oggi in funzione seppur Revampata qualche anno fa proprio dalla stessa SSI SCHÄFER Incas.
Per il grosso dei volumi, però, la logistica è rimasta tradizionale fino al 2018: scaffalature, commissionatori di prelievo, carrelli trilaterali, pur assistiti da codici a barre e scanner. Un assetto che ha iniziato a mostrare i propri limiti con la crescita degli ordini: dall’introduzione del primo magazzino automatizzato, le righe medie spedite sono quasi triplicate e a questo si è aggiunto un crescente frazionamento degli ordini, che oggi sono composti per la maggior parte da non più di 3 righe.
“Eravamo arrivati al punto in cui tra il 75 e l’80% del tempo di una missione di prelievo era dedicato allo spostamento, non all’attività a valore aggiunto”, spiega Davide Sordi, Group Logistic Director di Elesa. “C’era anche un tema di sicurezza, con i commissionatori e i carrelli trilaterali in movimento in spazi sempre più congestionati”. Tra il 2013 e il 2014 Elesa ha avviato, in collaborazione con il Politecnico di Milano, uno studio approfondito sui trend di domanda e sulle possibili soluzioni di automazione, un percorso che ha portato alla scelta di SSI SCHÄFER Incas come partner tecnologico. Il nuovo centro logistico ha visto la luce proprio negli anni in cui l’e-commerce iniziava a cambiare le regole del gioco: se da un lato il canale digitale apriva mercati nuovi, dall’altro spingeva la complessità logistica a un livello prima sconosciuto, con ordini sempre più piccoli e frazionati e un’aspettativa di servizio immediato da parte del cliente, non solo tecnica ma anche “psicologica”, come l’ha definita più volte l’AD Carlo Bertani: sapere che il prodotto è disponibile e arriverà nei tempi promessi spinge il cliente a ordinare subito senza esitazioni.
Il magazzino prodotti finiti: 12 shuttle, 70.000 unità di carico
Il primo magazzino automatizzato realizzato da SSI Schaefer Incas, operativo dal 2018, è dedicato ai prodotti finiti ed è costituito da 12 macchine multilevel shuttle, una tecnologia scelta come compromesso ideale tra le prestazioni dei mini-load tradizionali e quelle degli shuttle monolivello. La struttura, autoportante misura circa 60 metri di lunghezza, 15 di larghezza e 17 di altezza – il limite massimo consentito dal vincolo comunale sull’area – ed è stata realizzata a “prato verde”, su un’area libera in fondo a uno stabilimento esistente, il che ha permesso di costruirla, montarla e testarla senza mai interferire con l’operatività del vecchio magazzino. Il sito è protetto da sistemi di rilevazione fumi e da un impianto sprinkler che dispone di 750.000 litri d’acqua a difesa della merce, e offre una capacità di circa 70.000 unità di carico. Una scelta progettuale specifica ha voluto renderlo in grado di gestire sia cassette in plastica sia scatole in cartone, in tre misure ciascuna: una flessibilità che consente a Elesa di adattare l’unità di prelievo al mix di vendita del momento senza vincoli di layout.
“È un impianto pensato proprio a partire dal metodo di lavoro: è la cassetta con il materiale a essere portata all’operatore dagli shuttle fino alla stazione di prelievo, ed è stata a sua volta progettata per essere ergonomica e sicura”, ha spiegato Sordi presentando l’impianto. A oltre sette anni dall’avvio, il magazzino viaggia oggi intorno al 90% di saturazione.
Più di 30.000 referenze sono oggi tenute a stock nel magazzino automatico e a queste se ne aggiungono altrettante gestite con logica assembly to order: componenti conservati nel magazzino semilavorati e assemblati su ordine, con tempi di allestimento e spedizione entro due giorni.
Francesca Saporiti
Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di Settembre 2026 de Il Giornale della Logistica





