La logistica, in particolare la logistica per l’alimentare, fa parte da sempre della sua vita professionale. Com’è iniziato il suo percorso in questo ambito?
Finito il militare nel 1986 dovevo decidere se continuare a studiare o iniziare a lavorare. Era un periodo in cui si sentiva parlare di forte crisi dell’occupazione e la mia intenzione era guardarmi attorno e se non avessi trovato nessun impiego proseguire con gli studi ma… mi sono congedato il mercoledì ed il lunedì ero già dietro la scrivania di una società di spedizioni di Verona. O sono stato particolarmente fortunato o, più probabilmente la crisi, non era così grave come la si voleva rappresentare. Ricoprivo una mansione amministrativa e l’esperienza molto formativa: è stato il mio primo vero approccio con il mondo del lavoro, senza filtri e senza sconti.
Un’apertura che è tornata utile nell’esperienza successiva?
Decisamente. Nel 1987 sono entrato in Pollo Arena come Assistente al responsabile Export. Erano gli anni in cui la società era impegnata in un ambizioso processo di internazionalizzazione. Prima di imbarcarmi in questa avventura ci ho pensato su un po’ perché era un’attività a rischio dovendo sviluppare il mercato dalla nuova filiale di Monaco di Baviera. Ho comunque accettato la sfida ed ho portato a casa delle belle soddisfazioni.
Dove l’hanno condotta le soddisfazioni raccolte?
A metà 1991 sono approdato in Mars. Mi sono spostato a Pavia passando al food ambient, in particolare cioccolato e petfood. Lavorare in una multinazionale americana mi ha permesso di compiere un ulteriore passo in avanti dal punto di vista della comprensione della logistica e delle sue dinamiche, occupandomi di stock planning e forecast. È stata un’esperienza molto stimolante, ma arrivato a questo punto mi sarebbe piaciuto andare ancora più lontano da casa, in qualche business-unit europea.
E dov’è andato?
A Verona! Non sempre la vita va secondo i nostri piani, ma a volte è meglio così. Nel 1995 sono entrato in Müller e sono ormai trent’anni che sono qui. Quando ho iniziato eravamo solo in 4 e con qualche decina di consegne fatte: Müller in Italia era molto più di una sfida e l’esito tutt’altro che scontato. Nessuna delle realtà tedesche che in precedenza avevano tentano di espandersi nel mercato di latte e yogurt avevano non dico sfondato ma anche solo raggiunto una quota di mercato rilevabile. Sono entrato con il cartellino nr 4: tante responsabilità ma anche tante opportunità. Tanto che, nel giro di tre anni, abbiamo rivoluzionato il mercato e siamo diventati una seria minaccia per il leader.
In che modo
Lavorando giorno e notte, tutti insieme, con una linea chiarissima da seguire: una gran fatica che si può fare solo quando si è giovani ma ripagata da tante soddisfazioni.
Che cosa ha permesso la riuscita del progetto, dal punto di vista logistico?
Prima di tutto l’organizzazione. Al team logistico è stata affidata la governance dell’intero processo dal forecasting alla fatturazione, passando ovviamente dalla gestione stock e distribuzione. Questo ci ha permesso di conoscere cause ed effetti di ogni azione lungo la supply chain, di confrontarci con le altre funzioni aziendali e diventare un team solido e resiliente. In più, siamo partiti da subito con un approccio differente al mercato.
Quale?
Possiamo dire che Müller ha portato sul mercato italiano tre innovazioni: da un punto di vista di marketing abbiamo trasformato lo yogurt da “medicina” a piacere (siamo quelli che fanno l’amore con il sapore), da un punto di vista commerciale non abbiamo mai fatto tentata vendita né resi mentre dal punto di vista logistico abbiamo offerto un calendario certo delle consegne con una vita residua minima garantita avvalendoci sempre di providers logistici specializzati, consapevoli del fatto che erano “più bravi di noi” nel distribuire il prodotto. Basando la nostra organizzazione su questi tre punti fermi abbiamo portato qualcosa di nuovo, che ha fatto davvero la differenza diventando chiave del successo.
Sono aspetti ancora oggi differenzianti?
In tanti ci sono arrivati dopo mentre alcuni sono stati costretti. C’è ancora diffidenza verso la terziarizzazione logistica soprattutto nelle realtà medio piccole ma siamo sempre stati convinti che ognuno deve concentrarsi sul proprio core-business e la logistica non lo è per Müller. È importante affidarsi al giusto partner stabilendo un rapporto di fiducia e collaborazione.
In che senso?
Abbiamo la necessità di affidarci a un operatore che possa coprire al meglio l’intero territorio nazionale. Perché lo possa fare in modo sostenibile sia dal punto di vista economico sia ambientale, la massa critica è indispensabile quindi abbiamo sempre visto nella collaborazione un valore e non abbiamo mai avuto problemi a far viaggiare i nostri yogurt con quelli dei competitor, anzi.
Qual è il presupposto imprescindibile per terziarizzare con successo?
Per affidarsi completamente a terzi è indispensabile avere una struttura interna forte, pieno controllo delle informazioni e dati di qualità. Noi abbiamo stabilito, fin dall’inizio, di consegnare solo nei CeDi, lasciando i sempre meno punti vendita del canale tradizionale ai concessionari. Anche in questo caso il modello logistico-distributivo stabilito all’inizio si è rivelato vincente perché se allora era l’eccezione, adesso è la regola.
- Nome e cognome: Michele Silvestri
Luogo e data di nascita: Verona, 15 settembre 1965
Formazione: Perito aziendale e corrispondente in lingue estere
Attività professionale: da sempre nella supply chain alimentare del fresco con una parentesi nello scatolame.
Hobby e passioni: da ormai quasi vent’anni mi diletto a pilotare piccoli aerei da turismo. Sono una scuola eccezionale per il lavoro di tutti i giorni (lì sì che chi si ferma è perduto)
Libro sul comodino: Narciso e Boccadoro di H. Hesse
Punto di forza: resiliente
Tallone d’Achille: disilluso (ma non rassegnato)
Francesca Saporiti
Estratto dell’articolo pubblicato completo nel numero di Giugno 2025 de Il Giornale della Logistica







