Le recenti disruptions che hanno perturbato i mercati negli ultimi anni hanno messo in luce la resilienza del settore cargo aereo che ha tenuto anche nelle situazioni più critiche. È così anche nel complesso scenario attuale o questa volta la crisi è inevitabile?
Tutto lo scorso anno il comparto ha tenuto. Nell’arco del 2025, infatti, nonostante le complessità geopolitiche che hanno caratterizzato lo scacchiere globale, non vi è stato alcun calo dei volumi in ambito air cargo, neanche sulle rotte statunitensi e questo grazie alla qualità dei flussi che gestiamo. Il cargo aereo, infatti, veicola prodotti di alta gamma, di grande valore raggiunto che non vengono fermati da situazioni contingenti.
Neanche i dazi hanno “lasciato a terra” il lusso?
La moda così come altri settori del lusso non soffre particolarmente il balletto dei dazi perché anche se questi salgono all’improvviso, la domanda resta forte. Diversa è la situazione innescata a partire da febbraio dall’esplosione del conflitto in Medioriente con il coinvolgimento USA. Già a inizio 2026 si era assistito a un generalizzato calo dei volumi che si sta ora aggravando per un duplice effetto del conflitto: da un lato un calo importante di capacità – con rotte che sono state chiuse per settimane – dall’altro un’incertezza diffusa che paralizza un po’ tutti. Senza contare che, ancora oggi, c’è tutta una fetta di mercato di fatto chiusa.
Un mercato molto importante per il Made in Italy
Un mercato decisamente importante per i brand italiani del lusso. Negli ultimi anni Dubai, Abu Dhabi, Doha, hanno sempre importato materiale di grande valore e sappiamo tutti come l’Arabia Saudita stia cambiando la propria immagine e le proprie abitudini di consumo, influenzando tutta l’area. Il fermo degli acquisti in quest’area non può che avere un impatto importante sul nostro export via aereo. In più, la chiusura dello stretto di Hormuz con il rialzo dei prezzi del carburante e la paventata scarsità porta all’attendismo.
Perché?
Oggi i costi rappresentano la più grande incertezza ed è quindi naturale che, in questa fase, i clienti aspettino di capire cosa succederà. Il nuovo conflitto è stato così repentino e inaspettato che se ne auspica una fine altrettanto improvvisa, anche se in realtà è impossibile fare previsioni. Siamo tutti in attesa di un segnale che faccia sperare in una risoluzione e quindi in un calo dei costi del carburante, ma è proprio questa incertezza l’elemento più deleterio.
Eppure, all’incertezza dovremmo essere “vaccinati”, no?
È una situazione diversa dalle discontinuità affrontate in passato. La crisi dell’innalzamento dei dazi non ha cambiato le regole del gioco in modo significativo e, infatti, alla fine non si è rivelata una vera crisi. Anche altre crisi geopolitiche non hanno avuto lo stesso impatto. Persino se torniamo indietro al periodo – terribile – del Covid – non avevamo subito un cambiamento così forte sulle condizioni di spedizione. Le merci hanno sempre trovato una loro strada. Oggi per le aziende è davvero difficile prendere decisioni che si dimostrino sostenibili nel tempo. Nessuno si sente pronto a compiere per primo l’azzardo
È un attendismo che non coinvolge solo le realtà che tipicamente si affidano all’air cargo, ma a catena si diffonde ovunque?
Si riscontra un po’ in tutti gli ambiti e credo che, in tal senso, un segnale significativo sia il calo registrato dall’e-commerce negli ultimi mesi. Settore resiliente per eccellenza che è cresciuto in modo esponenziale negli ultimi anni vive ora uno dei suoi primi stop. L’incertezza porta a evitare o posticipare acquisti che prima avvenivano in modo quasi impulsivo. Il consumatore singolo, quindi, sperimenta la medesima incertezza della grande azienda perché è anch’egli toccato da questa crisi dal punto di vista economico. Mentre il Covid non ha avuto un impatto sulla parte economica di nessun consumatore e i dazi hanno avuto conseguenze sugli importatori americani, non certamente sugli esportatori italiani ed europei, oggi che gli aumenti sono sulle materie prime – gasolio in primis – anche il consumatore finale deve rivedere le sue abitudini di acquisto.
Riguardo alla crisi del cherosene, crede davvero possa avverarsi uno scenario in cui gli aerei resteranno a terra per mancanza di carburante?
Sarebbe una situazione talmente grave che, a quel punto, avremmo ben altri problemi di cui preoccuparci. Non credo si arriverà a tanto, sicuramente me lo auguro. Quello che immagino succederà, e in parte sta già succedendo, è che per evitare diseconomie i vettori decidano di accorpare alcuni voli a mezzo carico o rinunciare a rotte non più vantaggiose. Questo porterà a dei disequilibri di capacità che andranno affrontati alla luce del nuovo contesto.
È questa reattività uno degli elementi di resilienza del comparto che rappresenta. Quali sono i punti di forza e quali le fragilità da superare?
Le nostre aziende e anche tutto il mondo che movimenta le merci, hanno sempre avuto la capacità di trovare altri mercati, altri sbocchi, altre metodologie per superare le criticità e arrivare comunque a destinazione. È questo il più grande punto di forza che abbiamo ed è costituito da professionalità e creatività. Riusciamo così a trovare sempre una soluzione per riuscire ad accontentare il mercato.
Le disruption degli ultimi anni sono state sicuramente una bella palestra. Quanto contano innovazione e formazione in questo percorso?
Contano tantissimo insieme a sinergie e lavoro di rete. In questo noi possiamo contare sull’essere parte di Fedespedi che ha attivato numerosi progetti per sviluppare nuove professionalità e competenze. Soprattutto, possiamo sfruttare la capacità di Fedespedi di offrire questa visione globale di cui l’aereo è parte integrante nel processo di creazione del valore. Più specifico per l’ambito air cargo, è il nostro impegno per collegare tutti gli stakeholder del sistema aereo – spedizionieri, handler, dogana e aeroporti – in un flusso end-to-end pienamente integrato.
In che modo?
Stiamo lavorando a una cargo city completamente digitale che integri la supply chain fisica con quella dei dati, grazie a strumenti informativi dedicati e all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, così da tracciare ogni processo e assicurare visibilità in tempo reale in ogni fase. È così possibile, in ogni momento, conoscere precisamente lo stato della merce, la sua posizione e a chi è affidata, con quali mezzi e modalità. Ci siamo inizialmente attivati nei due principali scali italiani di Milano Malpensa e Roma Fiumicino, ma c’è un grande potenziale ancora da esprimere.
Ha citato l’apporto che l’AI può portare al settore. Vogliamo approfondire?
In uno scenario internazionale complesso, l’intelligenza artificiale rappresenta una risorsa preziosa per far fronte alla volatilità dei volumi e difendere il comparto cargo dalle gravi incertezze del contesto globale odierno. Questa evoluzione richiede però un approccio consapevole del fatto che l’AI è un supporto strategico, ma per le imprese di spedizioni il fattore umano resta il vero elemento distintivo che garantisce la vera capacità di gestire gli imprevisti e garantire qualità del servizio.
Al recente convegno dell’Osservatorio Cargo Aereo avete presentato i risultati dello studio sulle prospettive di applicazione dell’AI nel Cargo Aereo, realizzato con l’Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano. Cosa è emerso?
Ad oggi il 51% delle aziende ha già avviato progetti o implementazioni, quota destinata a crescere fino al 77% nei prossimi tre anni. Si tratta di un processo di evoluzione che avviene mantenendo centrale il ruolo umano, con il 69% degli operatori che adotta un approccio in cui le persone restano centrali, cosiddetto “human in the loop”. Le persone, quindi, cambieranno il proprio modo di lavorare, ma manterranno la propria centralità. Nel nostro comparto, però, si viaggia ancora a due velocità.
Francesca Saporiti
Estratto dell’articolo pubblicato completo nel numero di Maggio 2026 de Il Giornale della Logistica





