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Sei in:Home»Trend»Come navigare la nuova complessità geopolitica?

Come navigare la nuova complessità geopolitica?

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By RedazioneGdl on 20 Marzo 2026 Trend
 

Il 2026 si apre come uno degli anni più instabili dell’ultimo decennio per la logistica. La geopolitica non è più un fattore esterno alle operations, anzi, è diventata il principale driver di trasformazione del settore, influenzando costi, rotte, rischi e priorità strategiche. Inoltre, la volatilità non è più episodica, ma strutturale e richiede al settore non solo reattività, ma capacità predittiva e visione di lungo periodo.

Un mondo frammentato e multipolare

Dalle analisi dei principali osservatori internazionali emerge un quadro coerente: geopolitica e geoeconomia stanno ridefinendo traffici globali, relazioni commerciali e modelli operativi. Secondo l’Allianz Risk Barometer 2026 e il WEF Global Risk Report 2026, le interruzioni di business e della supply chain restano tra i rischi più citati dalle aziende, aggravate da conflitti regionali, tensioni tecnologiche, cyber‑minacce e politiche commerciali sempre più instabili che perdureranno anche nel 2026.

 
 

Nel frattempo, la crescita della spesa militare, le rivalità tra potenze e le nuove forme di coercizione economica spingono verso un modello globale frammentato, dove cooperazione e conflittualità convivono. Per gli operatori logistici, ciò significa essere in grado di gestire un contesto altamente volatile, con regole mutevoli e un rischio crescente di “shock improvvisi” lungo i corridoi commerciali.

Secondo quanto si evince dall’ultimo report di Boston Consulting Group “Trade in Transition: How to Prepare for a Patchwork World Order”, le nuove tensioni geopolitiche non sembrano destinate a frenare il commercio globale. Al contrario, gli scambi continueranno a crescere a un ritmo medio annuo del 2,5% nel prossimo decennio, passando dagli attuali 23.000 miliardi di dollari a quasi 30.000 miliardi, pur in un contesto di profonda riorganizzazione delle rotte e delle relazioni commerciali. Il report prevede, inoltre, l’emergere di un sistema commerciale multi-nodale, in cui i flussi globali si concentreranno attorno a quattro poli principali: Stati Uniti, Cina, Paesi plurilaterali e BRICS+ (esclusa la Cina).

Pur in uno scenario di forte incertezza, è indispensabile provare ad interpretare il contesto attuale cercando di prevedere quanto ci attende. Nel citato report di BCG si ritrovano alcune dinamiche di breve-medio periodo:

  • UE – USA/Cina: gli scambi cresceranno più lentamente della media globale, attorno all’1,5% annuo.
  • UE – Paesi plurilaterali: gli scambi aumenteranno in linea con il tasso globale (2,5%), con l’UE che manterrà circa il 40% degli scambi totali del gruppo, pur con un progressivo indebolimento del suo vantaggio di scala.
  • Stati Uniti: la quota di commercio mondiale tenderà a ridursi. Si stima però una crescita dell’1,5% annuo degli scambi con BRICS+ e Paesi plurilaterali, a fronte di un calo significativo (-4,5%) nei rapporti commerciali con la Cina.
  • Cina: previsto un marcato rafforzamento dei rapporti con il Sud Globale, con un +5,5% annuo degli scambi con BRICS+ e +3% con il resto del mondo.
  • Paesi plurilaterali: fino al 2034 manterranno una crescita superiore alla media globale.

Principali punti caldi geopolitici che influenzeranno la logistica nel 2026

Di seguito cosa ci dobbiamo attendere alle varie latitudini:

Interruzioni nel Mar Rosso, Stretto di Hormuz e rotte alternative – Il Mar Rosso continua a rappresentare un punto di strozzatura fondamentale, collegando Europa e Asia attraverso il Canale di Suez. Tuttavia, la persistente instabilità in Medio Oriente e nell’Africa orientale ha aumentato il rischio di interruzioni lungo le rotte commerciali per effetto delle tensioni geopolitiche. Anche la recente escalation della crisi Iran-USA-Israele ha messo ulteriormente in luce la vulnerabilità della regione dell’Stretto di Hormuz e senz’altro, costringerà molti operatori a privilegiare rotte alternative, nonostante i costi aggiuntivi. Deviare, ad esempio, verso il Capo di Buona Speranza comporta tempi di transito più lunghi, ma consente di ridurre l’esposizione ai conflitti locali. In questo scenario, una valutazione efficace del rischio richiede oggi un monitoraggio continuo e in tempo reale dell’evoluzione del conflitto mediorientale sulle rotte marittime, bilanciando costantemente rischi, tempi e costi di trasporto.

Canale di Panama: rischio geopolitico e climatico – Il Canale di Panama, snodo cruciale per il commercio tra Nord e Sud America, non è esente dai rischi geopolitici che caratterizzano la logistica nel 2026. L’instabilità politica della regione, combinata con le criticità climatiche – in particolare la carenza d’acqua dovuta alla siccità – genera una doppia minaccia per la continuità operativa del canale. Tali fattori stanno già causando interruzioni significative, costringendo gli operatori a rivedere le proprie strategie di instradamento attraverso porti alternativi o rotte terrestri, oltre a rafforzare la gestione del rischio, tenendo conto non solo delle tensioni geopolitiche, ma anche delle vulnerabilità ambientali che possono amplificare i ritardi. In questo contesto, anticipare eventuali chiusure o restrizioni del canale diventa parte integrante di una pianificazione prudente e resiliente.

Mar Nero: una questione geopolitica che persiste – Nessuna regione riflette l’esposizione della logistica ai conflitti geopolitici quanto il Mar Nero. Le tensioni e i conflitti che interessano l’Europa orientale generano, infatti, rischi crescenti per le rotte di navigazione che attraversano quest’area. Sanzioni e blocchi navali hanno reso in più occasioni le rotte tradizionali inaccessibili o altamente inaffidabili.

Gli operatori attivi nei corridoi Europa–Asia devono, quindi, valutare con attenzione questi rischi, poiché le rotte di spedizione Asia–Europa incidono sempre più sulla disponibilità di capacità e sui costi del trasporto. Inoltre, tale dinamica richiede un monitoraggio continuo del rischio e piani operativi flessibili, in grado di adattarsi rapidamente all’evoluzione delle condizioni regionali.

Tariffe e politica commerciale: panorama erratico ed in divenire

La volatilità della politica commerciale – alimentata dalle tensioni geopolitiche e geoeconomiche – continuerà, nel 2026, a rappresentare uno dei principali fattori di rischio non solo per la supply chain, ma anche per la logistica.

La politica tariffaria statunitense rimane particolarmente instabile: misure inizialmente annunciate vengono spesso riviste, rinviate o sospese, generando un clima di incertezza costante. Significativa è la decisione di inizio marzo 2026 della Corte d’Appello di negare i rinvii richiesti dall’amministrazione Trump e che sblocca, di fatto, l’iter che consentirà a migliaia di aziende di recuperare i fondi versati sotto il regime tariffario ora annullato.

Un sistema commerciale frammentato

Secondo BCG, il nuovo contesto multi-nodale richiede agli operatori della logistica un cambio di paradigma: non più semplici esecutori, ma attori strategici in grado di integrare la geopolitica nelle decisioni aziendali. Pertanto, si tratterà di:

Integrare la geopolitica nelle strategie: sviluppare competenze geopolitiche nella definizione delle strategie e nell’allocazione del capitale. Usare la pianificazione di scenari come strumento essenziale contro l’incertezza. Costruire resilienza e agilità per cogliere opportunità in mercati alternativi. Adottare approcci specifici per operare nel Sud globale.

Rafforzare le catene di approvvigionamento: aumentare la trasparenza per rispettare le nuove normative e identificare i rischi geopolitici. Creare configurazioni di supply chain differenziate per servire USA, Cina, Paesi plurilaterali e BRICS+. Valutare l’esposizione a pressioni su settori critici (semiconduttori, terre rare).

Migliorare la produttività dei costi: ottimizzare le operations tramite IA, automazione e robotica. Rafforzare le strutture di compliance per ridurre i rischi tariffari. Rimodulare le politiche di pricing bilanciando assorbimento e trasferimento dei costi.

Riconfermare il vantaggio competitivo: rivalutare i fattori di differenziazione nazionale nelle catene globali del valore. Definire priorità mission-critical con i vertici aziendali (manifattura avanzata, energia, infrastrutture digitali, tecnologie critiche).

Ripensare le partnership commerciali: valutare rischi e benefici dell’allineamento con i principali poli globali o della neutralità strategica. Sviluppare nuovi accordi commerciali coerenti con gli obiettivi economici e politici. Identificare hub e corridoi come punti di ancoraggio nelle catene di approvvigionamento.

Abilitare un ecosistema favorevole al business: semplificare permessi e regolamentazioni. Rafforzare il settore logistico come leva per la competitività. Creare un ambiente che favorisca investimenti in un contesto sempre più complesso.

Di fatto, la logistica evolverà da funzione operativa a motore decisionale finanziario, integrando i propri dati nella pianificazione della domanda, nella definizione dei prezzi e nell’analisi della redditività per cliente e per rotta.

Federica Maria Rita Livelli

Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di Marzo 2026 de Il Giornale della Logistica

 
Allianz Risk Barometer 2026 Boston Consulting Group geoeconomia geopolitica Hormuz Panama WEF Global Risk Report 2026

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