Secondo i dati dell’ultimo report del Center for Geopolitics di Boston Consulting Group, dal titolo “Trade in Transition: How to Prepare for a Patchwork World Order”, il commercio mondiale di beni continuerà a crescere a un ritmo medio annuo del 2,5% fino al 2034, leggermente superiore a quello del PIL globale. Gli scambi passeranno da circa 23.000 miliardi di dollari nel 2024 a quasi 30.000 miliardi nel 2034, pur a fronte di una profonda riorganizzazione delle rotte commerciali e dei rapporti tra Paesi.
Lo studio simula l’andamento dei flussi bilaterali di commercio di beni su un orizzonte decennale e individua quattro possibili future configurazioni dell’ordine commerciale globale. Tra queste, lo scenario che oggi raccoglie maggiore slancio è quello di un patchwork commerciale multinodale, in cui gli scambi si concentrano attorno a quattro poli principali: Stati Uniti, Cina, Paesi plurilaterali e BRICS+ (esclusa la Cina).
“Il commercio globale non si arresta, ma si sta riorganizzando lungo nuove linee di equilibrio geopolitico”, afferma Mattia Rodriquez, Managing Director e Partner di BCG. “La tradizionale apertura dell’Unione Europea ai mercati internazionali si confronta oggi con un sistema commerciale sempre più multipolare e frammentato, che impone di trovare un nuovo equilibrio tra l’uso strategico delle leve economiche e commerciali e la difesa di un sistema di scambi fondato su regole condivise”.
L’Unione Europea: un ruolo sempre centrale
Gli scambi dell’Unione Europea con Stati Uniti e Cina crescono a un ritmo inferiore alla media globale, pari all’1,5% annuo. Di segno opposto è invece l’andamento degli scambi con gli altri Paesi appartenenti al nodo dei plurilaterali, che mostra una dinamica più solida, con una crescita in linea con la media mondiale, pari al 2,5%. Se l’aumento della multipolarità riduce il vantaggio di scala dell’Unione Europea a livello globale, questa conserva tuttavia una posizione di forza all’interno del nodo dei Paesi plurilaterali, concentrando circa il 40% degli scambi complessivi di questo gruppo.
Il report evidenzia inoltre che, nel prossimo decennio, il Mercato Unico europeo non rappresenterà il principale motore della crescita commerciale. Nonostante il rinnovato impegno politico sulle riforme del mercato interno, le prevedibili difficoltà di attuazione fanno sì che il commercio intra-UE sia destinato a crescere a un ritmo medio annuo dell’1,4%, più lento rispetto agli scambi extra-UE, stimati al 2,3%.
Gli Stati Uniti: una quota destinata a ridursi
Guardando allo scenario di patchwork commerciale multinodale delineato da BCG, la quota degli Stati Uniti nel commercio globale di beni è destinata a ridursi, coerentemente con il mantenimento di un approccio America First che privilegia la produzione interna rispetto alle importazioni. Questo calo è riconducibile all’aumento dei dazi e di altre barriere commerciali: la quota delle importazioni statunitensi soggette a tariffe è infatti cresciuta dal 13% al 61% dal gennaio 2025. Una crescita più lenta degli scambi non implica necessariamente un rallentamento del PIL, qualora sia compensata da un rafforzamento dei consumi e della produzione domestica. In questo contesto, il commercio bilaterale degli Stati Uniti con i Paesi BRICS+ (esclusa la Cina) e con i Paesi plurilaterali è previsto crescere solo dell’1,5% annuo, mentre gli scambi tra Stati Uniti e Cina continuerebbero a diminuire, con un calo stimato del 4,5%, in linea con una tendenza negativa già osservata negli ultimi anni.
I Paesi plurilateriali: una crescita superiore alla media globale
I Paesi plurilaterali sono destinati a registrare una crescita degli scambi superiore alla media globale, sia tra loro sia con gran parte del Sud Globale, fino al 2034. Pur non costituendo un blocco formale, questi Paesi partecipano a uno o più accordi commerciali plurilaterali. Il gruppo comprende tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, i quattro Paesi europei dell’Associazione Europea di Libero Scambio, gli undici membri originari del CPTPP1 oltre al Regno Unito, alla Corea del Sud e ad altre economie orientate al libero scambio come Costa Rica e Marocco. In questo scenario, i Paesi plurilaterali potrebbero rafforzare ulteriormente i legami reciproci, con una crescita degli scambi pari al 3% annuo nel prossimo decennio, grazie alla riduzione delle barriere commerciali e alla volontà di diversificare progressivamente le relazioni rispetto a Stati Uniti e Cina. Gli scambi con le economie BRICS+ crescerebbero a un ritmo medio del 2,5% annuo, mentre quelli con il resto del mondo si attesterebbero intorno al 3%.
I Paesi BRICS+: la cooperazione commerciale come leva di crescita
I Paesi BRICS+ esclusa la Cina amplieranno a loro volta le relazioni commerciali sia con il Sud Globale sia con la Cina. Il gruppo comprende i membri originari dei BRICS (Brasile, Russia, India e Sudafrica) insieme ad altri Paesi entrati successivamente, come Egitto, Etiopia, Indonesia, Iran ed Emirati Arabi Uniti. Queste economie stanno rafforzando la cooperazione commerciale come leva di crescita, pur adottando approcci differenti: alcuni negoziano accordi con altri gruppi di Paesi, altri mantengono una maggiore autonomia. Nello scenario analizzato, i BRICS+ esclusa la Cina registrerebbero una crescita media annua degli scambi pari al 3% con il resto del mondo e una dinamica complessivamente in linea tra i Paesi del gruppo.
Le economie che non rientrano in nessuno dei quattro nodi principali vengono infine aggregate nella categoria del “resto del mondo”. Questi attori sono destinati a diventare sempre più rilevanti nel tempo, sia come mercati di sbocco sia come fornitori di beni e servizi.
Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di Gennaio-Febbraio 2026 de Il Giornale della Logistica








