Bracchi è un’azienda che ha una storia importante alle spalle ed è cambiata molto nel tempo compiendo un bel percorso di evoluzione. Quali sono stati i driver di questo cambiamento?
Bracchi nasce come azienda a guida familiare e per i primi decenni di attività ha svolto l’attività di autotrasporto radicandosi sul territorio locale e, già dagli anni Ottanta, attivando le prime filiali in Europa e sviluppando a partire dagli anni Novanta i primi progetti di logistica integrata. La prima svolta è arrivata nel 2016 quando è arrivato come nuovo azionista un fondo di private equity che ha avviato un percorso di crescita dimensionale: nel 2018 è stata completata la prima acquisizione importante integrando BAS Group, realtà storica di Bassano del Grappa che abilita per Bracchi nuovi business e aree geografiche.
È un cambio di passo
Sì, un percorso che è proseguito nel 2020 con l’acquisizione di Peterlini, storica azienda parmense attiva nel settore dei trasporti eccezionali. Bracchi ha così potuto rafforzarsi in questo segmento di servizi da sempre nel proprio portafoglio. Nel 2020, l’avvento del Covid ha temporaneamente congelato la spinta alla crescita, rendendo necessario ripensare le modalità di gestione dei profondi cambiamenti in atto. Nel 2023, Argos Fund, primo fondo europeo di buyout “Grey to Green”, ha annunciato l’ingresso in Bracchi con una quota di maggioranza. Da qui è ripartito un percorso di crescita con nuovo slancio, non solo attraverso nuove acquisizioni, ma anche grazie a una rinnovata attenzione alla sostenibilità. Sul fronte delle acquisizioni spicca l’ingresso di Mateco, storica azienda specializzata nel trasporto pesante, con capacità di carico fino ad oltre 200 tonnellate.
Una svolta green?
Ciò che è sempre stato elemento di attenzione in azienda è diventato prioritario nella nostra strategia di sviluppo, definendo un piano di decarbonizzazione delle operations che mira a ridurre del 33% le emissioni di CO2 nell’arco di cinque anni.
Il nostro azionista, al momento dell’acquisizione, ha sostanzialmente dettato le regole del futuro. Le nostre regole del futuro sono la riduzione delle emissioni carboniose del 7,5% all’anno per I prossimi cinque anni. Siamo partiti nel 2024 e finora abbiamo sempre centrato l’obiettivo, siamo quindi fiduciosi di attivare a traguardo, come previsto, nel 2028.
Come si inserisce questo impegno in sostenibilità nella vostra strategia di crescita?
Ciò che ci consente di mantenere l’impegno verso i nostri azionisti di coniugare profitti e sostenibilità è l’aver interpretato il contesto di mercato integrando nei nostri piani di crescita i due principali macro-trend che stanno impattando maggiormente sul settore ossia l’aggregazione e la riduzione dell’impatto ambientale.
In che modo?
Nel mondo industriale, la logistica è forse tra i comparti che più tardi hanno intrapreso il processo di consolidamento che rappresenta un passo imprescindibile per superare la frammentazione e incrementare la competitività. La costellazione di piccole e micro-aziende che compongono una larga compagine del settore sono sempre più in difficoltà nel resistere agli scossoni del mercato, non l’ultimo quello che stiamo vivendo proprio in questi ultimi mesi. Noi abbiamo scelto di governare questo processo di consolidamento cogliendo opportunità di crescita ed integrazione là dove si presentavano. È grazie a questi due driver – acquisizioni e sostenibilità – che siamo passati da un fatturato di 141 milioni di euro nel 2020 ai 225 milioni del 2025.
Rendere organica una crescita anche per acquisizioni è una sfida. Come avete agito per far sì che il processo di integrazione funzionasse al meglio?
Non c’è una ricetta univoca per assicurare il successo di un’acquisizione e della successiva integrazione. Sicuramente vanno abbandonate le vecchie logiche che segregano le aziende nei ruoli di colonizzato e colonizzatore. Se esistesse un manuale degli “Errori da non fare” un simile approccio sarebbe al primo posto tra gli sbagli da evitare.
Perché ci sia un’integrazione efficace, è indispensabile avere come obiettivo la valorizzazione delle risorse, delle professionalità e delle competenze che si sono acquisite. Per farlo al meglio, il primo passo è fugare tutti i timori iniziali: le paure che le persone possono avere, perché il cambiamento spaventa sempre. Fugate le paure, c’è spazio per valorizzare i talenti.
Ogni volta, quindi, è una nuova esperienza?
Ogni processo di integrazione è un percorso che va studiato e attuato a misura dell’azienda acquisita, della sua dimensione aziendale, delle competenze che ci sono all’interno e delle aspettative che si sono create. Servono poi strumenti dedicati: quelli finanziari, certamente, ma anche digitali e formativi. I sistemi formativi standardizzano e uniformano i processi, ma sono poi le persone, adeguatamente formate, a decretare il successo di un processo di integrazione.
È così che avete sviluppato alcune delle specializzazioni che oggi vi contraddistinguono?
Decisamente sì! Oltre agli esempi già citato dell’acquisizione di BAS Group, Peterlini e Mateco con cui abbiamo integrato attività di trasporto e logistica prima non presenti nell’offerta aziendale, grazie ai passi successivi siamo entrati in numerosi mercati verticali prima non presidiati e di cui oggi siamo specialisti come il fashion, la cosmesi o l’e-commerce.
Come si sviluppano queste specializzazioni oggi che la logistica è sempre più gestione di persone prima che di merci?
La logistica è servizio e le persone hanno sempre fatto la differenza nella qualità del servizio. Forti di questa consapevolezza abbiamo dato vita ad un’Academy interna che propone percorsi formativi professionalizzanti volti proprio a valorizzare i talenti e sviluppare nuove competenze, nei differenti ambiti in cui siamo attivi. In più, siamo impegnati in un percorso di certificazione che dia visibilità anche all’esterno del lavoro che stiamo facendo.
Per esempio?
Alla fine dello scorso anno abbiamo ottenuto la certificazione sulla parità di genere, un traguardo per noi importante perché dimostra come la nostra attenzione ai temi ESG non si concentri su un solo ambito, ma abbracci un concetto di sostenibilità a 360°. Inoltre, siamo sottoposti alla valutazione EcoVadis e, dopo aver ottenuto il rating Silver nel 2025, puntiamo a raggiungere il livello Gold nella prossima valutazione.
Questo percorso di certificazione coniuga la vostra visione con la richiesta di compliance espressa dal mercato. Ma la committenza è pronta a riconoscerne il valore?
Un distinguo è doveroso: ci viene riconosciuto il merito, tradurlo in aumenti sul piano tariffario è un altro paio di maniche. Noi abbiamo un parco clienti di alto standing, sono aziende molto spesso quotate, leader nel proprio settore a livello mondiale, europee, americane, anche italiane. Questo, secondo me, ha dato un forte contributo alla formazione e all’educazione della nostra azienda, perché quando si è a contatto con clienti di quel calibro non si può cercare il sotterfugio, la trasparenza deve essere assoluta. E giocare pulito paga sempre.
Questa trasparenza è un fattore differenziante?
Ci mette nella posizione di poter tenere sempre le giuste distanze rispetto agli inseguitori. Non abbiamo l’ambizione di essere il numero uno, sappiamo bene che ci sono tanti davanti a noi, ma non vogliamo farci raggiungere da quelli che sono dietro e soprattutto vogliamo giocare alle nostre regole, guardando al futuro.
E lato sostenibilità? È ancora una priorità nella logistica o è stata un po’ messa da parte?
Vediamo anche noi che ci sono aziende che su questo fronte si sono un po’ tirate indietro ma noi abbiamo un impegno con i nostri investitori, non gli azionisti, gli investitori che hanno dato I fondi ai nostri azionisti, per cui questo è un impegno a cui non possiamo venire meno. Come si sa, il processo di decarbonizzazione è basato su tre scopi: lo scopo 1 è quello di più semplice attuazione e ormai l’80% dei nostri acquisti di carburante è costituito da HVO. Per la sola Italia la quota è anche maggiore. Lo scopo 2, non essendo una realtà particolarmente energivora, è raggiunto con l’acquisto di tutta energia verde. Lo scopo 3 è decisamente più complesso perché coinvolge tutto l’ecosistema di partner e fornitori.
E qui?
E qui pensavamo ci aspettasse la scalata dell’Everest a mani nude, mentre invece abbiamo trovato un terreno molto più fertile di quello che immaginavamo e questo, ovviamente, non può che farci piacere. Quando abbiamo chiesto ai nostri partner di adottare l’HVO abbiamo avuto subito un’adesione positiva e quando abbiamo messo in luce la necessità di rinnovare il parco mezzi si è avviato un dialogo costruttivo.
Qualcosa sta finalmente cambiando?
La base culturale sta cambiando in maniera decisa, partendo principalmente dalla presa di consapevolezza su due punti. Il primo è che non è più tempo di giocare sulle zone grige che hanno, purtroppo, caratterizzato questo settore per anni, ma assicurare la piena trasparenza, spinti anche dalla crescente pressione legislativa e giuridica. La seconda è che non è possibile crescere se non in modo sostenibile e questa sostenibilità deve essere sia ambientale sia sociale.
Come si concilia il percorso di crescita che state perseguendo con le numerose disruptions che stanno perturbando il mercato?
È necessario rimanere saldi nei propri obiettivi e investire con un orizzonte di medio-lungo periodo per non farsi travolgere dalle contingenze. Credo l’hub che abbiamo recentemente attivato a Cittadella, nel padovano, esemplifichi al meglio questo approccio. Abbiamo deciso questo investimento nel 2023, puntando su un’area di oltre 160mila metri quadri con un immobile di 84 mila mq con copertura fotovoltaica e certificazione Breeam Excellent, spronati da una pressante richiesta di spazi da parte dei nostri clienti. Dal 2023 ad oggi il mercato è cambiato completamente e con esso la domanda, ma questo non ci ferma: ci sprona a trovare soluzioni.
- Nome e cognome: Umberto Ferretti
Luogo e data di nascita: Milano, 27.02.1957
Formazione: Ingegnere + MBA Master in Business Administration
Attività professionale: Amministratore Delegato/ Consigliere Indipendente/ Investitore
Hobby e passioni: Cycling/ Arte Moderna e Contemporanea
Sogno nel cassetto: Amministrare una società sportiva professionistica
Libro sul comodino: “Il cavallo rosso” di Eugenio Corti
Punto di forza: Profonda esperienza nel ruolo in svariati settori industriali
Tallone d’Achille: Restare aggiornato sugli sviluppi informatici
Francesca Saporiti
Estratto dell’articolo pubblicato completo nel numero di Aprile 2026 de Il Giornale della Logistica



