La parola che più spesso si associa oggi alla logistica è: cambiamento. Nella sua esperienza ha potuto osservare questo percorso di trasformazione?
Ho iniziato il mio percorso professionale in ambito logistico oltre quindici anni fa, operando in realtà 3PL. Osservo questo mondo, quindi, dalla prospettiva dell’operatore logistico, impegnato nel fornire servizi ai diversi attori della supply chain. Confermo che le esigenze della committenza, e di conseguenza l’approccio e le strategie dei provider, sono molto cambiate nel tempo, con una svolta radicale e accelerata negli ultimi 4-5 anni.
Quali gli elementi più rappresentativi di questo cambiamento?
Inizialmente l’innovazione tecnologica, dall’automazione alla digitalizzazione, per arrivare oggi alla robotica e all’intelligenza artificiale. L’attenzione, poi, si è orientata verso la sostenibilità: dapprima concentrandosi sugli aspetti ambientali, per poi estendersi alla responsabilità sociale. Questo impegno in progetti di sostenibilità sociale e ambientale sta trasformando profondamente la relazione tra la logistica e il territorio in cui opera. Tecnologia e sostenibilità hanno avuto un impatto profondo sul settore logistico, creando al contempo molteplici opportunità di ottimizzazione e sviluppo. Il settore, in generale, ha saputo cogliere queste occasioni, adattandosi ed evolvendo per rispondere alle nuove esigenze.
Altri elementi di discontinuità che si sono presentati, invece, si sono rivelati certamente più complessi da affrontare, richiedendo cambi organizzativi radicali che sono tuttora in corso.
Sta pensando a…?
Alla crisi energetica, per esempio. Per decenni l’aspetto energetico non è mai stato una priorità per le realtà di settore, e la crisi del 2021-2022 ha rappresentato un vero shock, imponendo a tutti i protagonisti importanti ripensamenti. Nello stesso periodo, poi, è emerso il problema della scarsità di autisti e, più in generale, di manodopera. Due fenomeni apparentemente disgiunti che, manifestandosi, hanno condotto il comparto ad una consapevolezza inevitabile: non sarebbe più stato possibile ragionare a risorse infinite.
Cos’ha significato rendersi conto che la logistica aveva e ha un problema di capacità?
Ha imposto un ripensamento organizzativo a più livelli: gli operatori logistici hanno iniziato a monitorare voci di costo prima sottotraccia e vagliato approcci commerciali alternativi. È un percorso ovviamente tuttora in atto, lungo il quale le differenti realtà stanno procedendo a velocità diverse, seguendo tracciati non del tutto sovrapponibili. Le risposte che le aziende stanno adottando a questo tipo di cambiamenti ne condiziona la competitività.
Il cambiamento, dunque, è alimentato da spinte sia esogene sia endogene?
Sì, necessariamente. A tutti gli elementi presi finora in considerazione va sommato anche, e soprattutto, l’effetto della recente attenzione delle Procure nei confronti della logistica. La verifica delle catene d’appalto, della genuinità dei contratti e della trasparenza nei rapporti tra committenza e fornitori di servizi sta avendo un impatto dirompente sul comparto. Un vero e proprio terremoto.
In molti casi, gli interventi volti ad assicurare la piena legalità sono serviti a scardinare un sistema diffuso e consolidato, ma non sempre ideale. Come ID Logistics, abbiamo un modello organizzativo che ci assicura la massima trasparenza.
Cioè?
La casa madre francese ha attivato la filiale italiana tre anni fa: siamo quindi una realtà “giovane” nel panorama logistico nazionale. Essere nati nel pieno di questo cambio di paradigma ci ha permesso di fare determinate scelte, adottando un modello di gestione diretto del personale.
Una scelta comunque non scontata
Non facile, ma irrinunciabile. Non semplice perché per gestire questo tipo di modello servono specifiche competenze di HR management, da aggiornare e arricchire costantemente per far fronte a un mercato del lavoro in costante e rapida evoluzione. Se oggi la committenza ha maturato nuove istanze in termini di livello e modalità di servizio, anche i lavoratori e le lavoratrici del comparto hanno richieste in evoluzione rispetto al passato, e la scommessa per ogni operatore logistico è trovare un punto di equilibro efficace e sostenibile tra queste forze, in parte contrastanti.
A ciò si somma la difficoltà a far riconoscere, ancora oggi, il valore del ruolo dell’operatore logistico?
La gestione diretta delle persone è, pur nella complessità, un importante vantaggio competitivo e il mercato inizia a riconoscerlo. Certo, siamo all’inizio di un percorso.
Per quanto riguarda ID Logistics, siamo noi i primi a voler trasmettere il valore della scelta fatta: il modello adottato è per noi un asset strategico e reputazionale. Nella costruzione di questa competenza possiamo dirci più avanti di altre realtà del comparto, magari anche più grandi e radicate, che talvolta hanno dovuto ristrutturare i loro modelli organizzativi in modo non pianificato, su stimoli esogeni. Come dicevo, il percorso è avviato. Serve collaborare per diffondere una nuova cultura che valorizzi questo approccio, riconoscendo il suo valore intrinseco anche nelle strategie commerciali. È necessario un completo cambio di paradigma e i vantaggi saranno evidenti a tutti.
Possiamo quindi dire che si tratta di un’opportunità?
Un’opportunità di crescita, anche sistemica, che va condivisa e fatta comprendere. Bisogna avviare e portare avanti un dialogo tra le parti per innescare dinamiche di collaborazione evolute, a vantaggio di tutti.
In che modo?
La richiesta di flessibilità deve essere accompagnata dalla disponibilità a condividere previsioni e obiettivi. Solo così gli operatori possono elaborare piani attendibili che assicurino una gestione del servizio efficace, affidabile e sostenibile.
Parallelamente, va fatto comprendere che c’è una responsabilità solidale del committente lungo tutta la filiera. Non ci si può più permettere di ignorare le problematiche potenziali legate ai contratti di appalto. Le catene di fornitura e subfornitura si sono scoperte vulnerabili e, per recuperare credibilità, è indispensabile la massima trasparenza in tutte le relazioni che si intrecciano lungo la filiera.
- Nome e cognome: Silvia Bossi
Luogo e data di nascita: Abruzzo, agosto 1984
Formazione: Laurea magistrale in Ingegneria Gestionale
Attività professionale: Sviluppo Commerciale
Hobby e passioni: amante dei concerti e della musica dal vivo, podcast addicted, appassionata di viaggi, in particolare del Sud Est Asiatico
Libro sul comodino: Aysuun. Figlia della steppa – Ian Manook
Punto di forza: una certa sensibilità relazionale, che mi permette di creare un dialogo costruttivo con tutte le persone con cui interagisco
Tallone d’Achille: parlare in pubblico davanti ad un grande numero di persone mi mette un po’ a disagio, ma ci sto lavorando.
Francesca Saporiti
Estratto dell’articolo pubblicato completo nel numero di Aprile 2025 de Il Giornale della Logistica







