Negli ultimi anni il concetto di sostenibilità ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione, coinvolgendo anche settori che tradizionalmente non erano considerati prioritari dal punto di vista ambientale. Tra questi, la sanità rappresenta uno degli ambiti più complessi e allo stesso tempo più urgenti, per la combinazione di elevate esigenze operative, stringenti vincoli normativi e un impatto ambientale tutt’altro che marginale.
Secondo Josh Karliner (2019), il settore sanitario contribuisce per circa il 5% alle emissioni nette globali di CO₂, pari a circa 2 Gigatoni all’anno. Questo impatto non è riconducibile esclusivamente ai consumi energetici delle strutture ospedaliere, ma è legato anche alla complessità della supply chain sanitaria, che comprende attività di produzione, stoccaggio, trasporto e distribuzione di beni e dispositivi medicali. A ciò si affiancano processi ad alta intensità energetica e una gestione dei rifiuti spesso articolata, che incidono in modo significativo sia sull’impronta carbonica complessiva sia sui costi operativi del sistema.
Il ruolo della logistica
In questo contesto, la logistica assume un ruolo strategico. Migliorare l’efficienza dei flussi logistici non significa soltanto ridurre costi e tempi, ma anche contenere l’impatto ambientale di attività essenziali, senza compromettere la qualità del servizio. Tuttavia, in ambito sanitario, ogni intervento di ottimizzazione deve confrontarsi con sistemi altamente regolamentati, progettati per garantire sicurezza, affidabilità e tempestività.
All’interno della healthcare supply chain, la distribuzione del sangue rappresenta uno dei processi più critici. Il sangue è un prodotto altamente deperibile e sensibile alle condizioni di tempo e temperatura, caratterizzato da differenti tipologie di emocomponenti (globuli rossi, plasma, piastrine) e da stringenti vincoli di compatibilità. La domanda è variabile, le scorte difficilmente prevedibili e gli sprechi hanno implicazioni non solo economiche, ma anche etiche. Queste caratteristiche rendono la Blood Supply Chain (BSC) un sistema complesso, storicamente progettato per rispondere a priorità cliniche e operative, mentre le dimensioni ambientali e sociali sono rimaste a lungo in secondo piano.
Il caso di Bergamo: sistema di distribuzione e approccio di analisi
Da questa consapevolezza nasce uno studio dedicato alla distribuzione delle sacche di sangue nella provincia di Bergamo. Il sistema analizzato ruota attorno all’Ospedale Papa Giovanni XXIII, che svolge il ruolo di hub centrale per la raccolta e la distribuzione dei prodotti ematici verso 19 strutture sanitarie dislocate sul territorio provinciale.
Il contesto geografico della provincia presenta caratteristiche eterogenee, con aree urbane densamente popolate, zone collinari e collegamenti non sempre lineari, rendendo il trasporto una componente rilevante sia dal punto di vista operativo sia ambientale. Le consegne vengono effettuate quotidianamente secondo una logica first-in-first-out (FIFO), utilizzando un singolo veicolo su gomma. Questa configurazione rappresenta lo scenario attuale (“AS-IS”) del sistema ed è stata assunta come base di riferimento per le successive analisi comparative.
Per analizzare il funzionamento del sistema di distribuzione e valutarne possibili evoluzioni in chiave di sostenibilità, è stato sviluppato un modello di simulazione agent-based mediante il software AnyLogic, basato su dati reali relativi agli ordini e alle coordinate geografiche delle strutture sanitarie nel periodo gennaio – ottobre 2023. La simulazione ha consentito di riprodurre le dinamiche operative della Blood Supply Chain (BSC) e di testare diversi scenari alternativi in un ambiente controllato, evitando interferenze con l’operatività reale.
Le prestazioni dei diversi scenari sono state valutate attraverso un insieme di Key Performance Indicator (KPI), selezionati sulla base della letteratura e adattati alle specificità del contesto sanitario. I KPI considerati coprono sia la dimensione ambientale sia quella sociale della sostenibilità, includendo indicatori legati alla distanza percorsa, alle emissioni di CO₂, al tempo di guida e al numero di consegne. Nel loro insieme, questi indicatori permettono di cogliere non solo l’impatto ambientale del sistema, ma anche aspetti operativi rilevanti, quali l’intensità del lavoro e l’utilizzo delle risorse.
KPI della Blood Supply Chain
| Indicatore | Descrizione | Unità di misura |
| Distanza giornaliera totale percorsa | Totale chilometri percorsi dal veicolo durante il giorno | km |
| Emissioni giornaliere di CO₂ | Stima delle emissioni di CO₂ basata su carburante consumato e distanza percorsa | kg CO₂ |
| Tempo medio giornaliero di guida | Tempo totale di guida del veicolo durante il giorno | h (ore) |
| Numero di consegne per giorno | Numero totale di ordini consegnati ogni giorno | (conteggio) |
| Distanza media per ordine | Chilometri medi percorsi per ogni consegna | km/ordine |
| Emissioni medie per ordine | Emissioni generate in media per ciascuna consegna | kg CO₂/ordine |
A partire dalla configurazione AS-IS, sono stati quindi simulati quattro scenari alternativi, introducendo modifiche di natura tecnologica e/o organizzativa: l’utilizzo di veicoli elettrici, l’ottimizzazione dei percorsi di consegna, la distribuzione tramite droni e una soluzione ibrida che combina più interventi. L’obiettivo non è stato individuare una soluzione ottimale in senso assoluto, ma confrontare strategie diverse in termini di benefici ambientali, complessità implementativa e coerenza con i vincoli operativi del sistema.
Confronto output scenari alternativi
| Scenario | Punti di forza | Criticità |
| Veicolo elettrico | Forte riduzione delle emissioni di CO₂ | Alto costo iniziale e infrastrutture di ricarica necessarie |
| Ottimizzazione percorsi | Implementazione rapida e a basso costo, riduzione di distanza percorsa | Miglioramenti limitati nelle prestazioni complessive |
| Consegna con droni | Riduzione di distanza ed emissioni, possibilità di consegne dirette in linea d’aria | Maggiori criticità operative e normative, autonomia limitata |
| Soluzione ibrida | Massimo indice di sostenibilità (ESI), combina riduzione emissioni e ottimizzazione dei percorsi | Richiede sforzi significativi per implementazione e formazione del personale |
La simulazione ha permesso di quantificare l’impatto di ciascuna strategia, mostrando come scelte tecnologiche e organizzative possano interagire nel ridurre l’impronta ambientale e migliorare l’efficienza operativa. In particolare, lo scenario ibrido consente di ridurre le emissioni giornaliere di CO₂ da 22,96 kg nello scenario AS-IS a 10,29 kg, migliorando allo stesso tempo la distanza percorsa e i tempi di guida. Lo scenario con droni minimizza le distanze percorse, ma introduce criticità operative rilevanti, mentre l’elettrificazione e l’ottimizzazione dei percorsi offrono benefici più contenuti, risultando però più facilmente implementabili nel breve periodo.
Risultati, trade-off e implicazioni operative
I KPI raccolti sono stati integrati mediante il metodo Analytic Hierarchy Process (AHP), ottenendo un Environmental (and Social) Sustainability Index (ESI) su scala 0 – 100. Questo approccio ha consentito di sintetizzare in un unico indicatore le diverse dimensioni della sostenibilità considerate, mantenendo al contempo la possibilità di analizzare i singoli contributi.
I risultati confermano che nessuno scenario risulta ottimale in senso assoluto: tutte le alternative migliorano le prestazioni rispetto alla configurazione attuale, ma con livelli differenti di beneficio e con trade-off specifici. Lo scenario ibrido emerge come il più performante, con una riduzione delle emissioni di CO₂ superiore al 55% e il valore più elevato di ESI (58,97), grazie alla combinazione sinergica di interventi tecnologici e organizzativi.
Lo scenario basato sui droni mostra buone performance teoriche, in particolare in termini di distanza percorsa ed emissioni, ma risulta penalizzato da vincoli normativi, costi di implementazione e limiti tecnologici che ne riducono l’applicabilità nel contesto analizzato. L’ottimizzazione dei percorsi rappresenta invece una soluzione immediatamente adottabile, caratterizzata da costi contenuti e benefici misurabili, seppur più limitati sul piano ambientale. L’elettrificazione della flotta garantisce riduzioni significative delle emissioni dirette, ma richiede investimenti iniziali rilevanti e un adeguamento delle infrastrutture.
Nel complesso, i risultati evidenziano come le scelte in materia di sostenibilità nella logistica sanitaria debbano essere valutate non solo in base ai benefici ambientali, ma anche considerando fattibilità operativa, tempi di implementazione e compatibilità con i vincoli esistenti.
Alessandra Ghidini *
Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di Gennaio-Febbraio 2026 de Il Giornale della Logistica
*Il testo è un estratto della tesi “Sustainability in Healthcare Supply Chain: the case study of blood bag distribution in the province of Bergamo”, tra le vincitrici della borsa di studio Gino Marchet del Politecnico di Milano








