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Lavoriamo pericolosamente

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By RedazioneGdl on 22 Febbraio 2024 Trend

Il problema della sicurezza sul lavoro nel settore logistico è quanto mai attuale. I rischi inerenti il trasporto merci e la gestione del magazzino sono numerosi e legati tanto alla tipologia dell’attività lavorativa (spesso svolta in strada con attività di carico e scarico) quanto alla specificità degli ambienti di lavoro e alla complessità degli strumenti utilizzati, soprattutto in fase di stoccaggio in magazzino.

Dai dati rilasciati dall’Inail sul confronto tra il 2022 e il 2023, emerge infatti un elemento che non può lasciare indifferenti i professionisti e gli operatori del settore: mentre infatti, grazie anche a normative sempre più aggiornate e severe e a una generale maggiore sensibilità da parte dei lavoratori e dei datori di lavoro, gli infortuni, più o meno gravi, sono generalmente in diminuzione a doppia cifra, alla voce Trasporto e Magazzinaggio troviamo sia nell’Industria sia nel Terziario un dato in preoccupante controtendenza: rispettivamente +5% e +10,5% rispetto all’anno precedente!

 

L’aumento dei casi registrati non riguarda soltanto gli infortuni in itinere, su cui spesso il datore di lavoro non ha dirette responsabilità, salvo la fornitura di mezzi adeguati e in buono stato di manutenzione, ma anche gli infortuni avvenuti per la caduta di merci dall’alto, il ribaltamento dei carrelli elevatori, lo scivolamento o l’investimento del lavoratore e la non corretta movimentazione manuale dei carichi (per esempio sulle scaffalature).

Sicurezza: sanzionare non basta

La superficialità dovuta alla fretta o a un ridotto approccio formativo sono le più frequenti cause di infortunio. Occorre quindi chiedersi, anche nel comparto logistico, se l’attuale sistema normativo, incentrato in prevalenza su sanzioni, controlli e vigilanza sia realmente adeguato.

“Da decenni”, spiega Federico Lentini, avvocato giuslavorista e consulente legale di Tecnologica Service, che opera nel campo sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, “il nostro Paese è costretto a confrontarsi con una inaccettabile quantità di infortuni sul lavoro, spesso con esiti mortali. Va detto, peraltro che, in tutti questi anni, non siamo stati a guardare: sin dal recepimento delle direttive europee della fine degli anni Ottanta, l’Italia si è imposta una disciplina specifica sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, definendo con precisione gli obblighi dei vertici aziendali nei confronti dei lavoratori e l’insieme delle regole cautelari da rispettare per garantire un sistema il più possibile efficiente di prevenzione e di protezione”.

Ciò che ha sempre accomunato le norme sulla sicurezza sul lavoro è stato l’approccio di tipo sanzionatorio. Anche in tempi più recenti, gli ultimi interventi legislativi in materia di sicurezza sono stati caratterizzati dall’aumento del potere di controllo e vigilanza conferito agli Ispettorati del lavoro e da un incremento dell’importo delle sanzioni fino a oltre il 15%.

“Maggiori sanzioni e maggiore vigilanza, maggiore potere di controllo, maggiore attività ispettiva: insomma”, commenta Lentini, “un’impostazione del rapporto tra Stato e imprenditori-datori di lavoro incentrata sostanzialmente sulla deterrenza”.

Ma i dati INAIL non possono non indurre a una riflessione: e se la normativa fosse giunta a un punto di saturazione? Se l’approccio sanzionatorio in tema di sicurezza sul lavoro avesse in qualche modo esaurito i suoi effetti positivi sul sistema paese? Se, dopo i due interventi legislativi del 1994 e del 2008 (e dopo le altre innumerevoli disposizioni volte a specificare e aumentare obblighi e sanzioni) dovessimo immaginare un approccio diverso?

“Sono domande assolutamente ragionevoli, risponde Lentini, per il semplice fatto che oggi gli adempimenti in tema di salute e sicurezza sul lavoro sono considerati dalla maggior parte degli imprenditori, anche quelli che sembrano più illuminati sul tema, come un puro costo aziendale. A maggior ragione se si tratta di quelle imprese medie o piccole, che sono l’elemento caratterizzante del tessuto produttivo italiano”.

“Per alcuni imprenditori, prosegue, la sicurezza è ridotta alla redazione del DVR – Documento di Valutazione dei Rischi, alla nomina del medico competente, alle visite di idoneità psico-fisica alla mansione e all’attestato di formazione generale per i propri dipendenti. Nelle piccole aziende, nei casi in cui ciò è concesso dalla legge, per risparmiare sulla sicurezza si affida la redazione del DVR a un soggetto esterno, mentre il titolare assume su di sé i compiti di RSPP- Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, avendo sì ottenuto l’attestato necessario ma senza avere alcuna esperienza e solo per risparmiare sui costi di consulenza correlati alla nomina di un RSPP esterno. In certi casi, la bozza del DVR viene scaricata da internet al costo di poche centinaia di euro, per poi adattarlo in modo approssimativo alla propria azienda. Sempre in tema di sottovalutazione dei rischi, nelle piccole realtà, prima di sostituire un DPI si aspetta che sia completamente deteriorato e difficilmente il datore di lavoro si pone il problema di ricercare sul mercato dispositivi più aggiornati o con un grado di protezione più adatto”.

Quando la formazione può fare la differenza

Parliamo anche di formazione: “Non sono rari i casi in cui le aziende trascurano la formazione dei propri dipendenti, perché questa dovrebbe essere fatta durante l’orario di lavoro o, comunque, senza costi a carico dei dipendenti stessi, ma per farlo bisognerebbe di fatto interrompere l’attività. Una piccola impresa dovrebbe stare chiusa per le quattro ore di formazione generale, poi per le otto ore della specifica, e poi di nuovo per la formazione relativa alle attrezzature da lavoro (se necessaria), o per formare gli addetti alla lotta antincendio”.

Insomma, tanto più si riduce la dimensione aziendale tanto più la sicurezza è concepita come un onere. E poiché il nostro paese si fonda sulla piccola-media impresa, la conseguenza logica è che buona parte dell’imprenditoria italiana stenta a dare alla sicurezza la giusta rilevanza.

Diverso appare il quadro se si considera la sicurezza sul lavoro come un vero e proprio investimento. “È un investimento”, chiarisce Lentini, “perché un lavoratore che lavora al sicuro lavora meglio ed è più produttivo, ma anche perché un imprenditore che spende in sicurezza non rischia di incorrere nelle spiacevoli vicende umane e giudiziarie che possono derivare da infortuni. Per una piccola azienda, le conseguenze immediate di un infortunio grave, o addirittura mortale, sono correlate al blocco della produzione, al sequestro dell’area o del cantiere, agli organi di vigilanza che convocano i dipendenti come persone informate sui fatti, alle spese legali necessarie per una assistenza tecnica, all’adempimento delle prescrizioni impartite dagli ispettori e al successivo pagamento delle contravvenzioni penali. A queste si aggiungono le conseguenze a medio termine: aumento dei premi assicurativi e impossibilità di partecipare a gare pubbliche in cui sia richiesto di specificare se vi siano state condanne o siano in corso procedimenti penali per violazioni in materia di sicurezza sul lavoro. A lungo termine, infine, le responsabilità penali possono determinare il tracollo economico, perché l’INAIL agirà in regresso nei confronti dell’azienda e del suo titolare per ottenere la restituzione di quanto corrisposto al lavoratore a seguito dell’infortunio (o ai familiari superstiti in caso di decesso)”.

“Ecco allora la necessità di un cambio di prospettiva, anche legislativa, che possa favorire un generale cambio di mentalità. Fermo restando il sistema attuale, occorre trovare un modo per incentivare gli imprenditori a comprendere il perché la sicurezza sul lavoro sia un investimento reale, produttivo e migliorativo della propria organizzazione. E per fare questo potrebbe essere utile proporre incentivi fiscali che siano immediatamente percepibili come un ritorno economico. Che la sicurezza sia un investimento è certo, ma che il piccolo imprenditore italiano ne sia del tutto consapevole non può assolutamente essere dato per scontato”.

Giorgio Vizioli

Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di Gennaio/Febbraio 2024 de Il Giornale della Logistica

 
DVR - Documento di Valutazione dei Rischi Federico Lentini Formazione Gestione magazzino INAIL Magazzinaggio sanzioni Sicurezza sul lavoro Tecnologica Service Trasporto Trasporto Merci Trend Vigilanza

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