“Porre fine agli imballaggi superflui” è un imperativo per guidare il settore industriale del packaging verso la neutralità climatica entro il 2050. La strada per raggiungere questo obiettivo è indicata dalle nuove norme della Commissione Europea presenti nel Green Deal (Bruxelles, 2022). La produzione di rifiuti di packaging è oramai un noto problema ambientale, etico ed economico che, senza contro-misure pratiche e proattive, sarà destinato a crescere causando un aumento del 19% dei rifiuti di imballaggio entro il 2030. Per fare fronte alla inarrestabile generazione di rifiuti è necessario agire attraverso politiche produttive, di gestione delle filiere e di waste management innovative e sostenibili.
La generazione di rifiuti di packaging nel settore agro-alimentare
Il settore agroalimentare risulta essere una delle principali filiere che contribuiscono alla generazione di rifiuti legati al packaging in quanto i prodotti alimentari, per definizione deperibili, sono caratterizzati da shelf-life molto brevi, pertanto la velocità con cui si genera il rifiuto di packaging risulta essere maggiore rispetto ad altri settori industriali i cui prodotti sono più durevoli.
Quando si esamina il packaging e il suo ruolo nella logistica si considera l’unità di imballo intesa come gerarchia composta dal packaging primario, quindi a contatto con l’alimento nel caso dell’agro-alimentare, secondario che consente di raggruppare le singole unità di primario, e terziario che, dal punto di vista pratico, è quello utilizzato per le operazioni di material handling. Nell’industria agro-alimentare il packaging primario è essenziale in quanto assicura la conservazione dell’alimento garantendo l’estensione della shelf-life, preserva i prodotti durante le operazioni di material handling, possiede un ruolo comunicativo di marketing e soprattutto educativo per il consumatore. È il packaging con la sua etichetta che comunica le proprietà nutritive dell’alimento, che indica le modalità di conservazione del prodotto e presenta l’etichettatura ambientale contenente le informazioni per il corretto smaltimento.
Il “riuso” del packaging primario come strategia
Dato il ruolo essenziale dell’imballaggio, è impensabile immaginare una filiera agroalimentare priva di packaging primario. Tuttavia, laddove la sua eliminazione non è possibile, diventa fondamentale ripensare l’intera filiera del packaging in un’ottica di sostenibilità. In questo scenario, la strategia di riuso, promossa dal Green Deal, rappresenta un’opportunità concreta per trasformare il settore agroalimentare, coniugando innovazione e sostenibilità ambientale.
La logistica del packaging riutilizzabile
Attualmente l’industria alimentare si basa prevalentemente sull’utilizzo di packaging monouso, spesso realizzato a partire da materia prima vergine o da preforme, e prodotto direttamente negli stabilimenti tramite processi di stampaggio o mediante macchine automatiche in grado di operare a flusso continuo o alternato. Nel contesto del packaging riutilizzabile, invece, le industrie alimentari si dovranno concentrare sul riempimento di contenitori già esistenti, modificando profondamente la struttura logistica della filiera. Questa trasformazione richiede la gestione di due flussi distinti: il flusso diretto e il flusso inverso. Da un lato, la filiera diretta comprende la produzione del packaging, il riempimento con l’alimento e il trasporto fino ai punti vendita della grande distribuzione organizzata, passando attraverso i centri di stoccaggio. Dall’altro, la filiera inversa consente la raccolta dei contenitori usati tramite le Reverse Vending Machines, il loro trasporto ai centri di lavaggio e la successiva reintroduzione nella filiera. Il bilanciamento tra questi due flussi è cruciale e dipende in gran parte dai tassi di restituzione dei contenitori e dalle perdite dovute a rotture durante le operazioni di movimentazione. Inoltre, il numero di cicli di riutilizzo di un packaging è limitato dalle normative igienico-sanitarie, rendendo necessaria una produzione periodica di nuovi contenitori per compensare quelli non più idonei all’uso. Tuttavia, tale produzione di packaging risulta significativamente inferiore rispetto a quella richiesta tradizionalmente per il packaging monouso, con una conseguente e sostanziale riduzione dell’impiego di materia prima vergine. Questo aspetto è particolarmente rilevante se si considera che, attualmente, il settore del packaging assorbe il 40% della plastica e il 50% della carta prodotta in Europa.
Trade-off costi vs emissioni
L’integrazione della filiera diretta con la filiera inversa richiede il coinvolgimento di un numero maggiore di stakeholder incrementando la complessità della filiera agro-alimentare. Inoltre, la transizione verso il packaging riutilizzabile richiede investimenti per l’installazione delle Reverse Vending Machines e impone l’adattamento delle linee produttive e di riempimento del packaging, includendo l’integrazione di impianti di lavaggio all’interno della filiera.
L’aumento dei costi è tuttavia compensato da benefici ambientali concreti, quantificabili in termini di riduzione delle emissioni di carbonio misurate in CO₂ equivalente. Dal punto di vista della logistica, grazie allo sviluppo di modelli in grado di ottimizzare la locazione degli stabilimenti produttivi e l’allocazione dei flussi, unitamente all’applicazione ad un caso reale su scala nazionale, ha dimostrato che, nonostante la filiera del riutilizzabile preveda un numero maggiore di stadi, le distanze totali percorse dai mezzi sono inferiori rispetto alle filiere basate sul packaging mono-uso. Questo risultato è dovuto al fatto che i nodi produttivi del packaging sono frequentemente dislocati su scala nazionale rispetto alle industrie alimentari e agli attori della filiera, come i negozi dei retail. L’adozione del packaging riutilizzabile, al contrario, richiede lo sviluppo di una rete più capillare e centralizzata, caratterizzata dalla prossimità tra le Reverse Vending Machines installabili presso i retailers, i nodi di lavaggio e le industrie alimentari. La riduzione delle distanze percorse, possibile solo garantendo tassi di riconsegna elevati da parte dei cittadini, consente non solo di abbattere i costi di trasporto, ma comporta anche significativi benefici ambientali, riducendo l’impatto delle lunghe percorrenze.
Di Giorgia Bartolotti (Dipartimento di Ingegneria Industriale, Alma Mater Studiorum Università di Bologna)
Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di Marzo 2025 de Il Giornale della Logistica
IL TESTO È UN ESTRATTO DELLA TESI “MODELLI E METODI MULTI-OBIETTIVO PER LA PROGETTAZIONE E GESTIONE DI UN NETWORK DI RIUSO DI PACKAGING ALIMENTARE”, TRA LE VINCITRICI DELLA BORSA DI STUDIO GINO MARCHET DEL POLITECNICO DI MILANO







