Raccontare la storia di un porto in grandissima crescita, che sta facendo qualcosa di nuovo. Questo l’obiettivo dell’incontro promosso dalla Camera di Commercio Ferrara e Ravenna, Promos Italia e Autorità Portuale di Ravenna, con la collaborazione dell’Istituto sui Trasporti e la Logistica, il Centro Studi e Ricerche SRM e “The International Propeller Clubs”, durante il quale si sono volute presentare per la prima volta a Milano, città che ancora rappresenta un punto di riferimento internazionale per imprenditori, professionisti e investitori, le nuove opportunità che è in grado oggi di offrire il Porto di Ravenna.
A prendere la parola per spiegare nel dettaglio sviluppi attuali ed evoluzioni future del porto è stato proprio il Presidente di ADSP Mare Adriatico centro-settentrionale Ravenna, Daniele Rossi.
Un porto multiporpose e intermodale
Il Porto di Ravenna è un porto multipurpose e una piattaforma intermodale per servizi logistici ad alto valore aggiunto, attrezzata con terminal portuali e scali ferroviari e collegata direttamente alla rete autostradale e alla rete ferroviaria per il trasporto merci. In virtù della sua posizione geografica strategica, serve Nord Italia ed Europa centrale ed è un porto di riferimento per i mercati del Mediterraneo orientale e del Mar Nero. Svolge un ruolo importante anche per quanto riguarda gli scambi con i mercati di Medio ed Estremo Oriente.
“Si tratta di un porto canale lungo 14 km, la cui grande caratteristica è quella di avere collegamenti stradali e ferroviari che consentono ai mezzi di entrare e uscire dal porto senza attraversare la città, una caratteristica quasi unica nella portualità italiana, molto importante dal punto di vista della sostenibilità – ha spiegato Rossi -. Le due grandi direttrici dei treni sono verso Sud e verso Nord: i treni sono uno dei nostri investimenti più importanti. Già oggi siamo il secondo porto in Italia per movimentazione ferroviaria dopo Trieste: abbiamo raggiunto 9 mila treni nel 2022, mentre oggi siamo a quota 8 mila, ma ci sono spazi per incrementare significativamente questo numero”.
Parlando di numeri, il Porto di Ravenna è il 6° in Italia per volumi complessivi movimentati, il 4° al netto del petrolio: nel 2023 sono state movimentate 25,5 milioni di tonnellate, con scambi complessivi per 50,5 miliardi di euro. 2.500 sono le navi entrate nel Porto lo scorso anno, che hanno trasportato 217.000 TEU’s. “Contiamo di raddoppiare questi numeri con nuovi spazi e fondali più profondi – ha ribadito Rossi -. Nel 2024 ci attesteremo intorno ai 26 milioni di tonnellate di merci movimentate, che, considerando il contesto internazionale in cui operiamo, è un ottimo risultato”.
Investimenti ingenti da parte dei privati
Quando si parla di investimenti, i numeri sono davvero importanti: 5 miliardi di euro. Di questi, 1 miliardo da parte dell’Autorità Portuale e gli altri 4 da investitori privati. A entrare nel dettaglio dei progetti da realizzare o in corso di realizzazione è di nuovo il Presidente dell’Autorità Portuale: “Del miliardo investito dall’Autorità, il 60% è destinato al progetto Hub Portuale, ovvero l’approfondimento dei fondali, in una prima fase fino a 12,50 metri, in una seconda entro il 2026 fino a 14,50 metri. La restante parte dei fondi è stata destinata alla realizzazione di strade e ferrovie, di un campo fotovoltaico di quasi 60 ettari e di nuove aree logistiche: 200 ettari con accesso diretto alle banchine, un unicum nel panorama portuale italiano, quindi un’opportunità significativa per nuovi insediamenti industriali – peraltro abbiamo già raccolto molte manifestazioni di interesse che si stanno trasformando in operazioni industriali concrete. Gli investimenti del privato, pari a oltre 4 miliardi, invece, sono in gran parte concentrati sul settore dell’energia: questo perché Ravenna ha una tradizione culturale per un approccio razionale all’energia, una transizione energetica gestita in modo efficiente. Penso dunque a progetti come il campo eolico a mare in corso di realizzazione, il rigassificatore di Snam e le strade di Anas”.
Navi più grandi in ingresso
Guardando più nel dettaglio al progetto Ravenna Port Hub, che ha assorbito quasi 600 milioni di euro di investimenti per aumentare l’approfondimento dei fondali fino a 14,5 m, nasce con un obiettivo ben previso: “Oggi siamo intorno a una profondità di 10,50/11 metri, il che ci consente di ricevere navi portacontainer fino a 2.500 TEU’s; con i 12,50 metri si passa alle Panamax che arrivano ai 4.500 TEU’s. Avremo così navi più grandi che trasportano più merci a un costo inferiore. Se guardiamo alle Dry Bulk il risultato è ancora migliore: oggi siamo nella fascia delle Handymax e delle Supramax fino a 50mila tonnellate, passeremo alla fascia Panamax e Post Panamax con i 12 metri, navi che consentono di portare da 60mila a 100 mila tonnellate. Questo ci consentirà di giocare una partita diversa nei sistemi logistici internazionali. Entro fine anno contiamo di chiudere la prima fase del progetto, mentre la fase 2 entro il 2026 ci permetterà di arrivare a un approfondimento a 14,50 metri e di realizzare un impianto importante che garantirà che i fondali possano essere mantenuti a quelle profondità, per risolvere il problema dell’insabbiamento: un impianto di trattamento del materiale di escavo che asciugherà e bonificherà il materiale dragato per consentire il riutilizzo a riempimento di cave o altri usi industriali. Un bell’esempio di economia circolare”.

Gabriella Grillo
Estratto dell’articolo pubblicato completo sul numero di Dicembre 2024 de Il Giornale della Logistica








